Ed eccoci a Pasqua, festa della vita che rinasce, della primavera.....e proprio in questi giorni mi giunge la notizia della fine imminente di una amica e allieva, vinta da un tumore.....
Vita e morte, che si intrecciano in continuazione in una danza continua che ci lascia storditi.
Questa danza è il koan dei koan, è il mistero irrisolvibile che può essere solo contemplato ma non compreso.
Cantava il buon Claudio Rocchi: si muore per nascere ,si nasce per morire; tutto molto semplice, eppure impossibile.
Anche l'altro giorno mi si chiedeva cosa penso ci sia dopo la morte....come se io lo potessi sapere.
So che si vive, che si muore e che la vita continuerà, certamente non il mio io, non quel particolare conglomerato di materia ed energia che hanno chiamato Marco.....ma la vita continuerà in infinite altre forme.
Forse è questo che vuole significare il mito pasquale Cristiano, o forse no.....ognuno è libero di viverlo come meglio crede e come riesce a percepirlo.
Celebriamo quindi la morte ,ma anche la vita che continua , che risorge dalle sue ceneri come la fenice.
Cristo muore eppure continua a vivere.....ogni cosa muore ,ma la vita continua!
Buona Pasqua a tutti!
sabato 31 marzo 2018
giovedì 29 marzo 2018
Fra ieri e oggi, primo giorno di vacanze pasquali, ho vangato tutto l'orto, una bella lavorata che ha un sapore meditativo.
Respiri e vanghi, consapevolmente, trovando un ritmo che ti permetta di lavorare costantemente senza stancarti troppo.
Credo sarebbe un'ottima pratica anche per molti studenti e colleghi, per non parlare di tutti i "buddhisti" ,"filosofi" e affini.
Una bella lavorata, senza tanti fronzoli, senza menate psico/filosofiche ed esistenziali.....solo il sudore che imperla fronte, il respiro che ti fa sentire vivo, la brezza che ti accarezza, le reni che dolgono......insomma essere vivi e basta!
Possiamo desiderare di più?
Respiri e vanghi, consapevolmente, trovando un ritmo che ti permetta di lavorare costantemente senza stancarti troppo.
Credo sarebbe un'ottima pratica anche per molti studenti e colleghi, per non parlare di tutti i "buddhisti" ,"filosofi" e affini.
Una bella lavorata, senza tanti fronzoli, senza menate psico/filosofiche ed esistenziali.....solo il sudore che imperla fronte, il respiro che ti fa sentire vivo, la brezza che ti accarezza, le reni che dolgono......insomma essere vivi e basta!
Possiamo desiderare di più?
sabato 24 marzo 2018
E anche quest'anno il corso di meditazione per insegnanti è finito.....
L'ultimo incontro è stato molto dialogato e si percepiva il desiderio di confrontarsi e mettersi in discussione.
Peccato sia finito, ma nella vita ogni cosa ha la sua fine.
Ormai da tempo non sogno più che sorga un gruppetto che continui con costanza ad incontrarsi per praticare, sarebbe bello ma pare quasi impossibile, finanche riuscire ad essere costanti per otto incontri pare essere una cosa incredibile.
Purtroppo i mille impegni della vita ci distraggono ,per non parlare della nostra pigrizia e affini.
Mi chiedo sempre chi riuscirà a continuare un minimo di pratica e chi mollerà subito portandosi dietro solo il ricordo di una bella esperienza.
Non ha importanza, si semina e poi, da qualche parte un seme, forse, germinerà.....
Un'esperienza è stata fatta, qualche stimolo dato, ognuno deciderà che farne.
(certo che se pure i cani meditano.....possiamo farlo anche noi!)
mercoledì 21 marzo 2018
E' un filmato che mi ha colpito la prima volta che l'ho visto e continua a darmi degli stimoli
sabato 17 marzo 2018
Un giovane e graziosa ragazza ieri mi raccontava la sua incapacità di accettare la propria immagine fisica e pure la propria voce.....
Vedo continuamente l'incapacità dei giovani di affrontare se stessi e il mondo e di stare con ciò che c'è,tutti vogliono essere differenti da ciò che sono e fare cose fiferenti da ciò che fanno.....
Questa incapacità è un male morale e psicologico fondamentale che porta ad una smania di controllo che può giungere alla patologia.
Temo che le famiglie e la scuola siano ormai disarmate e incapaci di insegnare un rapporto sano con se stessi e il mondo e di conseguenza rischiano il fallimento in quanto agenzie educative.
Se riuscissimo a trasmettere la magia della gratitudine e dell'apprezzamento del semplice fatto di essere vivi, avremmo già fatto un miracolo.
Mi raccontavano di alcuni esperimenti con la meditazione in scuole elementari....mi sembra un ottimo inizio, se si abituano i piccoli a stare con ciò che c'è da subito, può essere molto utile.
Abituare ad accettare ogni cosa:la noia(ormai negata ai bimbi) ,la frustrazione ecc. questo è educare!
C'è un lavoriimmenso da fare, perchè la società ci spinge verso ben altri lidi....ma vogliamo arrivare ,come in America, dove giovani incapaci di accettare il mondo fanno stragi a scuola o in chiesa?
Fare finta che queste cose non riguardino è miopia, è solo questione di tempo, i sintomi ci sono già .
La prof sfregiata o i genitori che malmenano il docente sono fatti di cronaca....forse è tempo di capire cosa ci sta dietro:l'incapacità di gestire le frustrazioni, di accettare i no.
Forse è tempo di rileggere: IL NO IN AMORE di P. Schellembaum........era un testo profetico.....
Leggere e fare qualcosa, prima che tutto ci crolli addoso come una valanga.
lunedì 12 marzo 2018
Finalmente vedono la luce i diari di due grandi personaggi , pionieri dello studio delle religioni e del dialogo interreligioso , Raimon Panikkar e Mircea Eliade grazie al lavoro encomiabile dell'editice Jaca Book che continua un coraggioso percorso di pubblicazione di autori fondamentali ma sicuramente non di cassetta.
Leggere questi estratti dai diari è un tuffo nell'umanità di questi grandi pensatori e ci offre la rara opportunità di intravedere da dove sono nate alcune delle loro intuizioni .
Il diario di Eliade che non era stato pensato per la pubblicazione vede una scrittura nervosa, febbrile, sincera e incandescente ci rivela un complesso intreccio di orgoglio e consapevolezza intellettuale, spiritualità e carnalità, ascesi ed erotismo, tensione creativa e disorientamento interiore, ossessione patriottica e presa di distanza dalle scelte politiche nazionaliste del passato, sconforto psicologico e lucidità di analisi.
Quello di Panikkar è invece un percoso spirituale che vuole essere la ricostruzione del viaggio di Panikkar verso il sentirsi acqua,come lui stesso scrive:«Sono consapevole dei miei difetti, ma non posso negare la mia esperienza della Resurrezione. Essa comporta la mia coscienza di vivere ora la vita eterna – di essere acqua e non goccia, mentre ancora sono goccia»
Il lavoro minuzioso di traduzione, e redazione di Milena Carrara Pavan, discepola di Panikkar ci dona una lettura profonda e avvincente, avvicinandoci ad un mondo spirituale affascinante e stimolante
M.V.
Leggere questi estratti dai diari è un tuffo nell'umanità di questi grandi pensatori e ci offre la rara opportunità di intravedere da dove sono nate alcune delle loro intuizioni .
Il diario di Eliade che non era stato pensato per la pubblicazione vede una scrittura nervosa, febbrile, sincera e incandescente ci rivela un complesso intreccio di orgoglio e consapevolezza intellettuale, spiritualità e carnalità, ascesi ed erotismo, tensione creativa e disorientamento interiore, ossessione patriottica e presa di distanza dalle scelte politiche nazionaliste del passato, sconforto psicologico e lucidità di analisi.
Quello di Panikkar è invece un percoso spirituale che vuole essere la ricostruzione del viaggio di Panikkar verso il sentirsi acqua,come lui stesso scrive:«Sono consapevole dei miei difetti, ma non posso negare la mia esperienza della Resurrezione. Essa comporta la mia coscienza di vivere ora la vita eterna – di essere acqua e non goccia, mentre ancora sono goccia»
Il lavoro minuzioso di traduzione, e redazione di Milena Carrara Pavan, discepola di Panikkar ci dona una lettura profonda e avvincente, avvicinandoci ad un mondo spirituale affascinante e stimolante
M.V.
venerdì 2 marzo 2018
Discussione in classe sul problema immigrazione, vari interventi....alla fine uno quasi leghista, della serie: rimandiamoli tutti a casa.
Luca si alza e sbotta: " il problema non sono gli immigrati, il problema siamo noi italiani......se noi per primi siamo mafiosi, corrotti e non stiamo alle regole come possiamo pretendere che lo facciano loro!"
--------------------------------------------
Che dire......indiscutibile, il problema siamo noi, i nostri comportamenti sbagliati.....vale per tutti gli ambiti....bravo Luca!
Luca si alza e sbotta: " il problema non sono gli immigrati, il problema siamo noi italiani......se noi per primi siamo mafiosi, corrotti e non stiamo alle regole come possiamo pretendere che lo facciano loro!"
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Che dire......indiscutibile, il problema siamo noi, i nostri comportamenti sbagliati.....vale per tutti gli ambiti....bravo Luca!
giovedì 1 marzo 2018
i bambini sono andati a scuola
senza un mormorio, ricordando
i loro libri, pranzi, guanti.
Per tutta la mattina, il bambino e io abbiamo costruito
blocchi con le costruzioni
nei quadrati di luce sul pavimento.
E il pranzo si è cotto nella pentola,
Ho pulito gli armadietti della cucina,
uno di quei lavori che non viene mai fatto,
poi ci si è seduti in un cerchio di luce solare
e bevuto il tè allo zenzero,
guardato gli uccelli all'alimentatore
spintontonarsi per i piccoli avanzi del pranzo.
Un fagiano uscito dalla siepe,
si pavoneggiava e muoveva la sua testa ingioiellata.
Ora un pollo arrosto è nella padella,
e i bambini ritornano,
il mormorio delle loro storie che scrocchiano l'aria.
Pulisco carote e patate senza sbucciarmi il pollice.
Ascoltiamo insieme le due facciate del disco.
Ringraziamento prima del pane
E a tavola, vera conversazione,
senza litigi o botte.
E poi, la deriva dei compiti a casa.
Il bambino va alle sue macchinine, le guida
lungo le creste e le colline del divano.
Appoggiandoci al bancone, rubiamo un lungo bacio lento,
degustazione di caffè e panna.
Il pollo è ridotto a pelle e scheletro,
la luna a una virgola, una striscia di bianco,
ma questo è stato un giorno di grazia
nel cuore dell'inverno,
il nocciolo duro dell'anno,
un giorno che si è aperto da solo
come un regalo inaspettato,
e le stelle si accendono,
ordinandosi
nella notte invernale.....
BARBARA CROOKER
domenica 25 febbraio 2018
QUESTO E' QUELLO CHE C'E' di CAROLYN ATKINSON(ROSHI)
Questo è quello che c'è:
Sveglia al buio e al freddo. Non dormire più.
Questo è quello che c'è:
Pioggia sul tetto. Giornale fradicio e fangoso.
La sua bocca trema mentre pensa ai bambini che soffrono.
Fiori primaverili: croco, giacinto, improvvisamente in fiore.
Questo è tutto ciò che c'è:
Sedendosi ancora e ancora, al buio, al freddo,
Sotto il sole, sotto la pioggia, questo è tutto ciò che c'è.
Capelli che diventano d'argento, insegnanti che muoiono,
amanti che se ne vanno, vecchi amici che tornano.
Bambini cresciuti che chiamano per dire "Ti amo".
Questo è quello che abbiamo:
Fredda brezza dell'oceano, sale nell'aria.
Una madre grida, definendo suo figlio un pazzo.
Questo è quello che abbiamo:
Un amico che mangia la zuppa sul tavolo.
Una lotta per lodare questo mondo mutilato.
Un desiderio di significato trascendente. Un desiderio di
cambiare le nostre vite.
E questo desiderio-è quello che abbiamo anche noi:
Un desiderio per il cuore di guarire, per la mente di rilassarsi-
Anche questa è la nostra vita.
Non può essere giusto, vero?
Ma questo è tutto ciò che c'è:
Mail non aperta, vite non finite.
Dolore, dolore, gioia inaspettata.
Tè verde. Tremante. Nebbia che sale dalla terra.
Desiderosa di essere altrove.
La luna alla finestra.
Questo è tutto ciò che esiste: nascita, morte e tutto ciò
che sta in mezzo.
Niente di speciale. Tutto speciale. Nient'altro che solo. .
. che cosa . . . è.
Questo è tutto ciò che c'è.
Questo è ciò che abbiamo: la vita, così com'è.
Rose, rododendri.
Imparare ad amare queste vite ordinarie.
Scarpe. Abbiamo le scarpe.
Questo è quello che abbiamo. Questo è quello che c'è. Questo
è. Questo è.
domenica 11 febbraio 2018
UNA PERFETTA IMPERFEZIONE
Spesso sentiamo ripetere frasi del tipo:”tutto deve essere
perfetto” oppure “nulla deve essere fuori posto” quasi che la vita dovesse inchinarsi alla nostra idea di ordine
,adattarsi ai nostri desideri,
Ogni volta che sento queste frasi, peraltro comunissime(chi
di noi no le ha mai dette ?)mi sorge subito una sensazione di irrealtà :che
cosa intendiamo con :”tutte le cose al loro posto”?
Qual è il giusto posto in cui deve stare una certa persona o
un certo avvenimento?Veramente sappiamo come dovrebbero essere le cose? In
classe uno studente(a seguito dell’outing di un compagno sulla propria
omosessualità) è sbottato:” Ma così è tutto fuori controllo, non è così che
deve essere”,evidentemente turbato da un accadimento che si poneva al di fuori
dei suoi schemi mentali .
Non è stato facile, anche se utilissimo, fargli
comprendere(e con lui a tutti i compagni) che la vita è molto più varia e
variegata di come noi la pensiamo, che la nostra idea di ordine e di perfezione
è solo il prodotto di schematismi culturali,famigliari nonché psicologici e non
ha nulla che fare con la poliedricità della Natura.
James Hillman ha speso una vita per spiegare che la nostra
anima dovrebbe aprirsi alla sua essenza “politeista” poiché solo in quel modo
possiamo godere della infinità della Vita.
Il nostro modello “monoteista”(non stiamo parlando di
pensieri religioso, ma di dinamiche psicologiche!)ci porta ad avere una visione
a senso unico della vita, e tutto ciò che esce dal nostro schema è percepito
come inaccettabile ,come “imperfetto”.
La morte di un bambino è accettabile o è una imperfezione
assurda?
Una malattia che ci colpisce quando meno ce lo aspettiamo
non è forse una ingiustizia insostenibile?
La perdita del lavoro da cui dipende la sopravvivenza nostra
e dei nostri famigliari, non è forse qualcosa al limite dell’assurdo?
Istintivamente tutti diremmo che sì, sono eventi che non
sono accettabili,che escono da ogni nostra idea di vita “perfetta”…..eppure….
Una donna, distrutta dal dolore dalla morte del figlioletto,
si recò dal Buddha chiedendogli di aiutarla , il Buddha le rispose che
l’avrebbe potuta aiutare se lei gli avesse portato un seme di senape trovato
presso una famiglia in cui non ci fossero mai stati lutti.
La donna cominciò a girare di casa in casa ma ovunque
bussasse c’era stato qualche decesso,così alla sera ritornò sconsolata e a mani
vuote dal Buddha.
A quel punto il grande saggio potè spiegarle la legge
dell’impermaneza e lei trovò finalmente
pace.
Il Buddha voleva che la donna facesse esperienza diretta
che la vita è ciò che è, non si basa sui
nostri desideri o aspettative, la vita è perfetta così come è, potremmo dire
che è di una perfetta imperfezione.Gli antichi Greci, che la sapevano lunga,raffiguravano
VENERE ,la dea dell’amore , leggermente strabica e con una gamba lievemente più
corta dell’altra, a significare la bellezza dell’imperfezione .
Se cerchiamo la perfezione cerchiamo un archetipo non un
essere vivente, noi possiamo amare solo
l’individualità di una determinata persona., che è ciò che la allontana
dalla perfezione archetipica(e quindi la rende unica),ciò che in definitiva la
rende imperfetta.
Dobbiamo imparare ad accettate ed amare quelle che
percepiamo come “imperfezioni” della vita, dobbiamo imparare a lasciar essere
la vita così come è.
Il percorso verso una vita autentica passa attraverso la
capacità di stare con ciò che c’è senza rifiutare nulla e senza rincorrere
sogni di perfezione o di controllo della realtà, la saggezza ha come base
l’equanimità,cioè il vivere ogni evento(piacevole o spiacevole)senza farci
turbare eccessivamente, riconoscendolo per ciò che è senza aggiungerci la
sofferenza mentale che nasce dal rifiuto(è tremendo! Inaccettabile! Ecc) o
dall’attaccamento(bellissimo,deve durare per sempre!).
La vita è continuo cambiamento ,dobbiamorilassarci in
questa corrente liberi da ogni aspettativa o schema, come ZORBA ,il
protagonista del capolavoro di N, KAZANZTAKIS
dobbiamo poter dire: “è una disgrazia? Sì, ma è una perfetta
disgrazia!”e danzarci sopra.
lunedì 5 febbraio 2018
ecco un testo per un convegno cui parteciperò il 12 febbraio....a Vignola.....
Spesso,
durante conferenze o incontri, mi viene chiesto: “Cosa è il Buddhismo? È una
religione?” E io, pazientemente, ripeto che, nella sua essenza, non può essere
definito tale.
Dovrei
rispondere, come
l’antico maestro zen: "il Buddhismo è mangiare quando si mangia,dormire
quando si dorme!”. Temo però che molti non capirebbero.
Già
il termine Buddhismo è impreciso e disorientante perché, nella nostra lingua,
significa: una tradizione che deriva dal Buddha, anzi una “dottrina”, mentre il
Buddha ha sempre chiamato il proprio insegnamento “DHARMA”, parola dai vari
significati ma che in questo caso possiamo tradurre come “legge naturale e
universale”.
Il
Buddha ci insegna quindi ad armonizzarci, attraverso la meditazione, alla legge
naturale del cosmo, a godere serenamente di tutto ciò che c’è, gioie e dolori,
totalmente aperti nei confronti di ogni aspetto della vita.
In
questa ottica la tradizione che deriva dal Buddha è più affine ad una
psicologia o a una filosofia esistenziale che non ad una religione, almeno come
la intendiamo in occidente.
A
livello popolare vi sono poi anche atteggiamenti e pratiche più “religiose” ma
sono spesso di derivazione pre-buddhista e comunque hanno a che fare con un livello
essoterico, e non hanno nulla a che spartire con gli insegnamenti più autentici
e profondi.
Il
Dharma del Buddha è un insegnamento totalmente umano teso ad insegnare agli
uomini a divenire se stessi, a realizzarsi nella propria umanità con le proprie
forze, senza alcun rapporto con un Dio personale che non viene mai né affermato
né negato.
Hirata Roshi( grande maestro zen della tradizione
Rinzai), ad un incontro interreligioso con monaci cattolici, dopo aver
ascoltato il discorso di un abate benedettino disse: “Siamo d’accordo su tutto,
solo che noi pensiamo che, se Dio esiste, ha già fatto la sua parte.”
Il
problema di Dio non si pone, possiamo crederci oppure no, è inincidente, perché
il vero mistero è la sofferenza di cui è permeato il vivere e con cui dobbiamo
fare i conti trovando un modo per integrarla nella nostra percezione della
realtà, imparando a gestirla.
Spesso
di pensa che il fine della meditazione Buddhista sia il Nirvana, la liberazione
dalla sofferenza, mentre invece si tratta di una liberazione “nella
sofferenza”.
Accettando
la sofferenza, l’impermanenza, la mortalità e percependo l’intrinseca
perfezione della vita, imparando un approccio esistenziale “senza troppo
attaccamento e senza troppa avversione” si può giungere ad una vera fruizione
dell’essere.
Nulla
può “salvarci” dalla nostra condizione umana, nessun Dio o Salvatore, solo un
addestramento mentale può permetterci di vivere pienamente liberi da quella
mole di sofferenza psicologica che una mente non educata costruisce in continuazione.
Nell’insegnamento
Buddhista non vi è nulla di “eccezionale”, il Dharma non è nulla di speciale,
solo mangiare, dormire, camminare, … e farlo completamente, totalmente, in
piena consapevolezza, connessi con ciò che c’è qui ed ora.
Anche
il problema dell’aldilà, nell’insegnamento autentico, non si pone. La diffusa
credenza nella reincarnazione è derivata dalla dottrina Hindu e, francamente, ha
ben poco a che spartire
con l’idea Buddhista del non-io (cioè che non c’è un’anima individuale, un io spirituale) che si
cerca di sfumare con un nebuloso concetto di continuum mentale.
Sogyal Rimpoche( maestro della tradizione Niyngmapa),
a fronte dell’ennesima domanda sulla reincarnazione, disse che credere in una
qualche forma di continuazione della vita è un bel modo per non prendere sul
serio la morte.
Si
nasce, si vive, si muore: questi sono i fatti, possiamo solo cercare di vivere
al meglio possibile e di morire sazi di vita, tutto qui!
Se
quindi il Buddhismo non è una “religione” anche il tema dell’etica cambia: in
ultima analisi non esiste nessun codice morale assoluto. Chi vive in piena
consapevolezza è totalmente libero, anche dai vincoli morali (che sono vincoli
relativi) perché spontaneamente sa come adattarsi al fluire della vita
scegliendo, di volta in volta, l’agire più idoneo alla bisogna.
Certo, ai livelli meno levati, si consigliano i cinque
precetti:
- astenersi
dall'uccidere o dal nuocere agli esseri viventi;
- astenersi
dal rubare;
- astenersi
dall'erronea condotta sessuale (provocando sofferenza ad altri);
- astenersi
dall'uso di un eloquio volgare o offensivo e dal mentire;
- astenersi
dall'alcool o dalle sostanze che alterano la lucidità mentale;
che sono indicazioni per evitare
di fare danno a se stessi o agli altri, ma che possono essere superate man mano
che diventiamo più saggi e consapevoli.
Nulla, in ultima istanza, è
vietato se siamo totalmente consapevoli e conseguentemente compassionevoli, ne
sono esempio i maestri della saggezza folle delle tradizioni Dzogchen e Zen.
Dobbiamo sempre ricordare che
viviamo contemporaneamente nel relativo e nell’assoluto: nel relativo l’etica è
uno strumento di convivenza sociale importante, nell’assoluto è priva di ogni
sostanza.
E’ fondamentale praticare i cinque precetti fintanto che non
si è fatta esperienza del Rigpa( dell’assoluto) perché è facile,
nell’inconsapevolezza, confondere libertà e libertinaggio , provocando caos
sociale e sofferenza, a noi e agli altri.
Il saggio è colui che sa vivere
del relativo rimanendo però nell’orizzonte dell’assoluto, che gioca i ruoli e i
limiti del relativo essendone, però, intimamente libero.
Il Buddha voleva che diventassimo
Buddha noi stessi (Buddha significa RISVEGLIATO) e non dei Buddhisti, dei
fedeli senza acume, tant’è che le sue ultime parole furono: SIATE LUCE A VOI
STESSI.
Un buon praticante del Dharma non
deve seguire pedissequamente insegnamenti, pratiche o etiche, deve trovare se
stesso e il proprio autentico modo di essere nel mondo senza essere del mondo, libero
da ogni schematismo e dogmatismo, per questo se incontra il Buddha è meglio che
lo uccida, e se sente parlare di lui passa oltre, per non attaccarsi a nulla,
neppure al Buddha.
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vangelo di Tommaso sesta puntata.........poi stop......questo blog non ha visualizzazioni.( due/tre)....le prossime puntate le trovate sul ...









