domenica 25 febbraio 2018


QUESTO E' QUELLO CHE C'E'  di CAROLYN ATKINSON(ROSHI)

Questo è quello che c'è:
Sveglia al buio e al freddo. Non dormire più.
Questo è quello che c'è:
Pioggia sul tetto. Giornale fradicio e fangoso.
La sua bocca trema mentre pensa ai bambini che soffrono.
Fiori primaverili: croco, giacinto, improvvisamente in fiore.

Questo è tutto ciò che c'è:
Sedendosi ancora e ancora, al buio, al freddo,
Sotto il sole, sotto la pioggia, questo è tutto ciò che c'è.
Capelli che diventano d'argento, insegnanti che muoiono, amanti che se ne vanno, vecchi amici che tornano.
Bambini cresciuti che chiamano per dire "Ti amo".

Questo è quello che abbiamo:
Fredda brezza dell'oceano, sale nell'aria.
Una madre grida, definendo suo figlio un pazzo.
Questo è quello che abbiamo:
Un amico che mangia la zuppa sul tavolo.
Una lotta per lodare questo mondo mutilato.
Un desiderio di significato trascendente. Un desiderio di cambiare le nostre vite.
E questo desiderio-è quello che abbiamo anche noi:
Un desiderio per il cuore di guarire, per la mente di rilassarsi-

Anche questa è la nostra vita.

Non può essere giusto, vero?
Ma questo è tutto ciò che c'è:
Mail non aperta, vite non finite.
Dolore, dolore, gioia inaspettata.
Tè verde. Tremante. Nebbia che sale dalla terra.
Desiderosa di essere altrove.
La luna alla finestra.

Questo è tutto ciò che esiste: nascita, morte e tutto ciò che sta in mezzo.
Niente di speciale. Tutto speciale. Nient'altro che solo. . . che cosa . . . è.
Questo è tutto ciò che c'è.

Questo è ciò che abbiamo: la vita, così com'è.
Rose, rododendri.
Imparare ad amare queste vite ordinarie.
Scarpe. Abbiamo le scarpe.


Questo è quello che abbiamo. Questo è quello che c'è. Questo è. Questo è.

domenica 11 febbraio 2018


UNA PERFETTA IMPERFEZIONE
Spesso sentiamo ripetere frasi del tipo:”tutto deve essere perfetto” oppure “nulla deve essere fuori posto” quasi che la vita dovesse  inchinarsi alla nostra idea di ordine ,adattarsi ai nostri desideri,
Ogni volta che sento queste frasi, peraltro comunissime(chi di noi no le ha mai dette ?)mi sorge subito una sensazione di irrealtà :che cosa intendiamo con :”tutte le cose al loro posto”?
Qual è il giusto posto in cui deve stare una certa persona o un certo avvenimento?Veramente sappiamo come dovrebbero essere le cose? In classe uno studente(a seguito dell’outing di un compagno sulla propria omosessualità) è sbottato:” Ma così è tutto fuori controllo, non è così che deve essere”,evidentemente turbato da un accadimento che si poneva al di fuori dei suoi schemi mentali .
Non è stato facile, anche se utilissimo, fargli comprendere(e con lui a tutti i compagni) che la vita è molto più varia e variegata di come noi la pensiamo, che la nostra idea di ordine e di perfezione è solo il prodotto di schematismi culturali,famigliari nonché psicologici e non ha nulla che fare con la poliedricità della Natura.
James Hillman ha speso una vita per spiegare che la nostra anima dovrebbe aprirsi alla sua essenza “politeista” poiché solo in quel modo possiamo godere della infinità della Vita.
Il nostro modello “monoteista”(non stiamo parlando di pensieri religioso, ma di dinamiche psicologiche!)ci porta ad avere una visione a senso unico della vita, e tutto ciò che esce dal nostro schema è percepito come inaccettabile ,come “imperfetto”.
La morte di un bambino è accettabile o è una imperfezione assurda?
Una malattia che ci colpisce quando meno ce lo aspettiamo non è forse una ingiustizia insostenibile?
La perdita del lavoro da cui dipende la sopravvivenza nostra e dei nostri famigliari, non è forse qualcosa al limite dell’assurdo?
Istintivamente tutti diremmo che sì, sono eventi che non sono accettabili,che escono da ogni nostra idea di vita  “perfetta”…..eppure….
Una donna, distrutta dal dolore dalla morte del figlioletto, si recò dal Buddha chiedendogli di aiutarla , il Buddha le rispose che l’avrebbe potuta aiutare se lei gli avesse portato un seme di senape trovato presso una famiglia in cui non ci fossero mai stati lutti.
La donna cominciò a girare di casa in casa ma ovunque bussasse c’era stato qualche decesso,così alla sera ritornò sconsolata e a mani vuote dal Buddha.
A quel punto il grande saggio potè spiegarle la legge dell’impermaneza e lei trovò finalmente  pace.
Il Buddha voleva che la donna facesse esperienza diretta che  la vita è ciò che è, non si basa sui nostri desideri o aspettative, la vita è perfetta così come è, potremmo dire che è di una perfetta imperfezione.Gli antichi Greci, che la sapevano lunga,raffiguravano VENERE ,la dea dell’amore , leggermente strabica e con una gamba lievemente più corta dell’altra, a significare la bellezza dell’imperfezione .
Se cerchiamo la perfezione cerchiamo un archetipo non un essere vivente, noi possiamo amare solo  l’individualità di una determinata persona., che è ciò che la allontana dalla perfezione archetipica(e quindi la rende unica),ciò che in definitiva la rende imperfetta.
Dobbiamo imparare ad accettate ed amare quelle che percepiamo come “imperfezioni” della vita, dobbiamo imparare a lasciar essere la vita così come è.
Il percorso verso una vita autentica passa attraverso la capacità di stare con ciò che c’è senza rifiutare nulla e senza rincorrere sogni di perfezione o di controllo della realtà, la saggezza ha come base l’equanimità,cioè il vivere ogni evento(piacevole o spiacevole)senza farci turbare eccessivamente, riconoscendolo per ciò che è senza aggiungerci la sofferenza mentale che nasce dal rifiuto(è tremendo! Inaccettabile! Ecc) o dall’attaccamento(bellissimo,deve durare per sempre!).

La vita è continuo cambiamento ,dobbiamorilassarci in questa corrente liberi da ogni aspettativa o schema, come ZORBA ,il protagonista del capolavoro di N, KAZANZTAKIS  dobbiamo poter dire: “è una disgrazia? Sì, ma è una perfetta disgrazia!”e danzarci sopra.

lunedì 5 febbraio 2018


ecco un testo per un convegno  cui parteciperò il 12 febbraio....a Vignola.....


Spesso, durante conferenze o incontri, mi viene chiesto: “Cosa è il Buddhismo? È una religione?” E io, pazientemente, ripeto che, nella sua essenza, non può essere definito tale.
Dovrei rispondere, come l’antico maestro zen: "il Buddhismo è mangiare quando si mangia,dormire quando si dorme!”. Temo però che molti non capirebbero.
Già il termine Buddhismo è impreciso e disorientante perché, nella nostra lingua, significa: una tradizione che deriva dal Buddha, anzi una “dottrina”, mentre il Buddha ha sempre chiamato il proprio insegnamento “DHARMA”, parola dai vari significati ma che in questo caso possiamo tradurre come “legge naturale e universale”.
Il Buddha ci insegna quindi ad armonizzarci, attraverso la meditazione, alla legge naturale del cosmo, a godere serenamente di tutto ciò che c’è, gioie e dolori, totalmente aperti nei confronti di ogni aspetto della vita.
In questa ottica la tradizione che deriva dal Buddha è più affine ad una psicologia o a una filosofia esistenziale che non ad una religione, almeno come la intendiamo in occidente.
A livello popolare vi sono poi anche atteggiamenti e pratiche più “religiose” ma sono spesso di derivazione pre-buddhista e comunque hanno a che fare con un livello essoterico, e non hanno nulla a che spartire con gli insegnamenti più autentici e profondi.
Il Dharma del Buddha è un insegnamento totalmente umano teso ad insegnare agli uomini a divenire se stessi, a realizzarsi nella propria umanità con le proprie forze, senza alcun rapporto con un Dio personale che non viene mai né affermato né negato.
Hirata Roshi( grande maestro zen della tradizione Rinzai), ad un incontro interreligioso con monaci cattolici, dopo aver ascoltato il discorso di un abate benedettino disse: “Siamo d’accordo su tutto, solo che noi pensiamo che, se Dio esiste, ha già fatto la sua parte.”
Il problema di Dio non si pone, possiamo crederci oppure no, è inincidente, perché il vero mistero è la sofferenza di cui è permeato il vivere e con cui dobbiamo fare i conti trovando un modo per integrarla nella nostra percezione della realtà, imparando a gestirla.
Spesso di pensa che il fine della meditazione Buddhista sia il Nirvana, la liberazione dalla sofferenza, mentre invece si tratta di una liberazione “nella sofferenza”.
Accettando la sofferenza, l’impermanenza, la mortalità e percependo l’intrinseca perfezione della vita, imparando un approccio esistenziale “senza troppo attaccamento e senza troppa avversione” si può giungere ad una vera fruizione dell’essere.
Nulla può “salvarci” dalla nostra condizione umana, nessun Dio o Salvatore, solo un addestramento mentale può permetterci di vivere pienamente liberi da quella mole di sofferenza psicologica che una mente non educata costruisce in continuazione.
Nell’insegnamento Buddhista non vi è nulla di “eccezionale”, il Dharma non è nulla di speciale, solo mangiare, dormire, camminare, … e farlo completamente, totalmente, in piena consapevolezza, connessi con ciò che c’è qui ed ora.
Anche il problema dell’aldilà, nell’insegnamento autentico, non si pone. La diffusa credenza nella reincarnazione è derivata dalla dottrina Hindu e, francamente, ha ben poco a che spartire con l’idea Buddhista del non-io (cioè che non c’è un’anima individuale, un io spirituale) che si cerca di sfumare con un nebuloso concetto di continuum mentale.
Sogyal Rimpoche( maestro della tradizione Niyngmapa), a fronte dell’ennesima domanda sulla reincarnazione, disse che credere in una qualche forma di continuazione della vita è un bel modo per non prendere sul serio la morte.
Si nasce, si vive, si muore: questi sono i fatti, possiamo solo cercare di vivere al meglio possibile e di morire sazi di vita, tutto qui!
Se quindi il Buddhismo non è una “religione” anche il tema dell’etica cambia: in ultima analisi non esiste nessun codice morale assoluto. Chi vive in piena consapevolezza è totalmente libero, anche dai vincoli morali (che sono vincoli relativi) perché spontaneamente sa come adattarsi al fluire della vita scegliendo, di volta in volta, l’agire più idoneo alla bisogna.
Certo, ai livelli meno levati, si consigliano i cinque precetti:
  1. astenersi dall'uccidere o dal nuocere agli esseri viventi;
  2. astenersi dal rubare;
  3. astenersi dall'erronea condotta sessuale (provocando sofferenza ad altri);
  4. astenersi dall'uso di un eloquio volgare o offensivo e dal mentire;
  5. astenersi dall'alcool o dalle sostanze che alterano la lucidità mentale;
che sono indicazioni per evitare di fare danno a se stessi o agli altri, ma che possono essere superate man mano che diventiamo più saggi e consapevoli.
Nulla, in ultima istanza, è vietato se siamo totalmente consapevoli e conseguentemente compassionevoli, ne sono esempio i maestri della saggezza folle delle tradizioni Dzogchen e Zen.
Dobbiamo sempre ricordare che viviamo contemporaneamente nel relativo e nell’assoluto: nel relativo l’etica è uno strumento di convivenza sociale importante, nell’assoluto è priva di ogni sostanza.
E’ fondamentale  praticare i cinque precetti fintanto che non si è fatta esperienza del Rigpa( dell’assoluto) perché è facile, nell’inconsapevolezza, confondere libertà e libertinaggio , provocando caos sociale e sofferenza, a noi e agli altri.
Il saggio è colui che sa vivere del relativo rimanendo però nell’orizzonte dell’assoluto, che gioca i ruoli e i limiti del relativo essendone, però, intimamente libero.
Il Buddha voleva che diventassimo Buddha noi stessi (Buddha significa RISVEGLIATO) e non dei Buddhisti, dei fedeli senza acume, tant’è che le sue ultime parole furono: SIATE LUCE A VOI STESSI.

Un buon praticante del Dharma non deve seguire pedissequamente insegnamenti, pratiche o etiche, deve trovare se stesso e il proprio autentico modo di essere nel mondo senza essere del mondo, libero da ogni schematismo e dogmatismo, per questo se incontra il Buddha è meglio che lo uccida, e se sente parlare di lui passa oltre, per non attaccarsi a nulla, neppure al Buddha.

lunedì 22 gennaio 2018

Ho visto sul web ,ora la danno su raitre, la fiction :LA LIINEA VERTICALE con Valerio Mastrandrea.....
Non sono certo un gran estimatore della tv ma questa volta devo ammettere che hanno fatto un lavoro notevole....
E' una riflessione sulla malattia e la paura della morte ambientato in ospedale fra malati di tumore,una fiction non banale e con un certo risvolto "spirituale"
Credo non facccia male vederla, anche ai giovani, per riflettere sull'impermanenza  e sulla fragilità del nostro essere.

lunedì 15 gennaio 2018



questo è stato pubblicato sul resto del carlino......sono mie riflessioni sulle novità per i licei....

Dopo tante altre amenità della Buona scuola ora la MInistra non -laureata ha partorito il liceo della durata di quattro anni,invece dei canonici cinque......e la novità è già sbarcata a Reggio e dal prossimo anno sarà operativo presso l'Istituto Zanelli.
Questa mirabolante innovazione segue il solco, assai discutibile, dell'anticipazione a tutti i costi: elementari a cinque anni, nido a pochi mesi, corsi di inglese a tre anni ecc. ,anticipazione che molti psicolgi ritendono rischiosa perchè ci sono tempi di crescita e di apprendimento che vanno rispettati o si può andare incontro a problematiche varie.
Chi ha vissuto l'esperienza di un Liceo degno di questo nome sa bene che già cinque anni di studio erano risicati per poter assimilare bene tutta quella mole si sapere......pensare di restringere i tempi con i medesimi contenuti e risultati mi pare avventato.
Bisogna poi ricordare che noi ancora abbiami una scuola secondaria di primo grado( che non hanno negli altri paesi) e non c'è mai stata una ridefinizione dei programmi col risultato che vari argomenti si svolgon odue volte, nella secondaria di primo grado e poi nel biennio delle "superiori"(secondo grado).
Il liceo di quattro anni ha senso in un ordinamento scolastico in cui la scuola secondaria è unica e con programmi riorganizzati.
Come sempre in Italia  anche questa volta si fa il coperchio senza avere la pentola.....e si parte dal fondo invece che dall'inizio.
Restringere tutti i programmi in quattro anni significa poi ore pomeridiane di lezione in strutture che sono sprovviste di mensa quando non di un numero sufficiente di aule......o ,come già si prospetta, lezioni on line.......che ,notoriamente, sono quanto di più lontano dalla didattica umanistica ci possa essere.
A chi giovi tutto ciò non è chiaro......non credo che entrare in università un anno prima modifichi la vita dei nostri figli, soprattutto senza che dietro ci sia stato un percorso "sensato".
DEtto questo non è che io sia contrario a priori alle novità, semplicemente andrebbero pensate e organizzate all'interno di una vera riforma della scuola e dei programmi e con le strutture idonee.
Inutile fare gli americani senza college, campus ecc(spesso anche senza carta igienica)!
Mi stupisco che ,a fronte di numerose criticità(spazi, laboratori, personale, preparazione) che dovrebbero essere risolte, si scelga di aggiungere sperimentazioni che rischiano di peggiorare la situazione.
Temo che questarincorsa del nuovo per il nuovo  finisca per provocare più danni che altro perchè citando i Vangeli, una toppa di tessuto nuovo attaccata su uno vecchio fa strappare il tutto!

martedì 9 gennaio 2018

Ho appena finito di leggere : LE DUE STAGIONI di Paolo Barbaro , scrittore che ho molto amato e che ho avuto modo di conoscere personalmente.....testo postumo molto poetico e profondo che analizza due stagioni della vita, la prima maturità e la vecchiaia.
La seconda parte sulla vecchiaia mi colpito profondamente, sia perchè mette a nudo la sua fatica nel vedere il mondo restringersi fino quasi a sparire, sia perchè  quello, ora, è il mio orizzonte.
Barbaro era un uomo garbato e curioso, innamorato della vita e trovarlo ,in queste pagine, bloccato in casa dall'artrosi senza possibilità di girare quella Venezia che tanto amava è devastante.
Mi chiedo cosa farò io,quando non potrò più camminare in montagna, suonare, sedermi nel loto ecc.
Saprò vivere nei ricordi e nelle poche sensazioni/emozioni che rimarranno o sopravviverò stancamente aspettando la fine?
Lo saprò solo quando sarà il momento, non ci sono garanzie nè assicurazioni.....comunque come sarà ,sarà....come diceva Katagiri Roshi , e sarà perfetto !
Magari non la perfezione che desidereremmo noi..........ma perfetto, nella sua tragicità.....proprio come racconta Barbaro nelle sue pagine

lunedì 8 gennaio 2018

Oggi si è rientrati a scuola dopo le vacanze invernali......nel corridoio una collega col viso triste mi ha detto:"che depressione rientrare fra questi muri!"
In effetti ,più si va avanti, più questo lavoro diventa faticoso e si fa di tutto per peggiorarlo.
Poco prima della pausa natalizia ero stato bacchettato dalla dirigente perchè alcuni genitori mi trovavano troppo severo.....ovviamente non si erano posti il problema che i pargoli avevano fatto scena muta durante l'interrogazione.....
Da una parte ci chiedono di sostituirli e di educare i loro figli, dall'altra ,però, non vogliono scocciature e quindi tutto deve andare sempre bene....
Come lavorare in questo contesto schizofrenico?
Io ho scelto la via del dialogo diretto e chiaro con studenti e genitori......nel caso specifico ho mandato una lettera aperta agli uni e agli altri chiarendo le mie motivazioni e i miei metodi e chiedendo di venire a confrontarsi con me invece di fare lamentele inutili con la dirigente....
Ovviamente nessuno si è fatto avanti e tutto è rientrato ....almeno per il momento....
Si ricominciano le danze.....in questi giorni ho meditato, letto e ascoltato il silenzio.......ho fatto un pò di scorta .....mi ributto nella mischia!

martedì 19 dicembre 2017


Consiglio di classe......bisogna decidere se "sospendere" dalla lezioni due ragazzotti rei di una cretinata ....
il dibattito si surriscalda c'è chi dice che dobbiamo "difendere il fortino" punendo duramente, chi vuole essere "educativo" e chi (ovviamente la dirigente) non vuole scontentare nessuno(vecchio metodo democristiano).
Io respiro , ascolto e guardo....
Un teatrino dell'assurdo, dove nessuno vuole cercare di capire cosa sta dietro a certi comportamenti , nessuno vuole mettersi in discussione( nè i docenti , nè i genitori) e nessuno si rende conto che solo una sinergia fra le varie agenzie educative può funzionare.
La scuola da sola non può fare molto se la famiglia rema al contrario, ogni sforzo è inutile.
La sospensione dalle lezioni poi ,è un regalo agli studenti, molto più educativo sarebbe metterli ai lavori socialmente utili, ridipingere o pulire l'istituto ecc.ma ,viste le proteste di qualche genitore, nessun dirigente si azzarda.
Finisco per rimpiangere la mia maestra delle elementari che ci metteva dietro la lavagna o ci tirava qualche sberlone......sostenuta dalle famiglie; metodi draconiani che però funzionavano ,anche perchè attuati con affetto.
Ora tutto è burocrazia, formalità, si discute di ragazzi che nessuno si è preso la briga di conoscere e si comminano pene "fredde" e "aride" da cui non traspare alcun vero interesse per gli studenti.
Alla fine mi sono preso la briga io di parlare a cuore aperto con la classe e con i "colpevoli" che si sono resi conto dell'errore commesso , e la chiacchierata è stata, forse, molto più utile di mille consigli di classe senza anima.......
Se solo imparassimo ad ascoltare e a confrontarci.......!

sabato 9 dicembre 2017



Una giovane collega neoassunta mi diceva tempo fa:" spero di non diventare come certe vecchie cariatidi...."
Non credo volesse essere offensiva verso i colleghi di lungo corso(incluso il sottoscritto) ,ma che volesse evidenziare la sua paura di essere schiacciata dal ruolo.
L'identificazione con i nostri ruoli sociali è uno dei pericoli psicologici più subdoli ,perchè avviene gradualmente e incosapevolmente fino ad uccidere totalmenteil nostro vero sè.
Quando ci identifichiamo col ruolo perdiamo di vista noi stessi e finiamo per morire interiormente.
Chiuderci in un ruolo: prof, padre, madre, marito ecc. è un meccanismo assai diffuso da cui dobbiamo tutelarci.
Il maestro Atisha consigliava di fare ogni giorno qualcosa di nuovo.....ecco, uscire ogni giorno dagli schemi e abitudini usuali per rischiare qualcosa di nuovo......un pensiero, un gesto....
Ogni giorno dovremmo reinnamorarci della vita, attraverso un tramonto, un sorriso, una musica......solo così possiamo difenderci dagli schematismi.
Mi auguro che la collega riesca a mantenersi fresca e aperta, senza trasformarsi in vecchia cariatide.....il mondo della scuola(burocratico e ingessato) non aiuta, ma possiamo sviluppare gli anticorpi.
Io ancora mi stupisco se qualcuno mi appella :PROF.........

sabato 2 dicembre 2017


La Visione e la Meditazione dello Dzogchen possono venire spiegate in molti modi, ma il mantenere semplicemente l'essenza della Coscienza presente li include tutti. La tua mente non può venire trovata da nessuna parte. E' la natura stessa di questo pensare di momento in momento.

Contempla nuda l'essenza di questo pensare e trovi la Coscienza presente. Proprio dove sei. Perché cercare pensieri che non sono che onde superficiali della Coscienza presente? Piuttosto guarda direttamente nella natura nuda, vuota dei pensieri; allora non c'è alcuna dualità, nessun osservatore, nulla da essere osservato. Rimani semplicemente in questa Coscienza presente,  trasparente e non duale.      

Trovati a casa in questo stato naturale di pura presenza, sii semplicemente , senza fare nulla di particolare. La Coscienza presente è vuota, aperta e luminosa; non una sostanza concreta, eppure non è nulla. Vuota eppure perfettamente conoscente, lucida, consapevole. Come per magia, senza causarla ad essere consapevole, ma innatamente consapevole, la Coscienza funziona continuamente. Questi due lati della Coscienza presente o Rigpa, la sua vuotezza e la sua conoscitività (lucidità), sono inseparabili.

Sono senza forma, come se fossero proprio nulla, inafferrabili, innati, non muoiono; tuttavia spaziosi,vividi, esuberanti. Nulla del tutto, eppure, ecco!, ogni cosa viene esperimentata magicamente. Riconosci semplicemente questo. Guarda nello specchio magico della mente e apprezza questa mostra magica e infinita. Con attenzione costante e vigile mantieni questo riconoscimento della Coscienza vuota, aperta, brillante.

Non coltivare nient'altro. Non c'è nient'altro da fare o da non fare. Lascia che rimanga con naturalezza. Non rovinarla manipolandola, controllandola, interferendo. O preoccupandoti se è giusto o sbagliato,   o se stai avendo una buona o una cattiva meditazione. Lasciala così com'è e riposa la tua mente e il tuo cuore stanchi. La luminosità suprema del Dharmakaya, la verità assoluta, non è nient'altro che la natura stessa di questa mente ordinaria e naturale. Non cercare altrove il Bhudda. Non c'è altro che la natura di questa presente Coscienza.
 Questo è il Bhudda interiore.

venerdì 1 dicembre 2017

Quando ho chiesto al mio amico Massimo Canuti , grande artista, di donarmi un disegno per la copertina del libro, avevo in testa qualcosa di simile a ciò che poi è stato fatto....
L'idea era di porre il Buddha, simbolo di equilibrio e saggezza, in un ambiente "altro" come può essere la scuola....
Possiamo portare un pò di saggezza ed equilibrio in questa malconcia,bistrattata e sottovalutata realtà?
Ammetto che non è facile, è un'odissea quotidiana ,otacolata da mostri e streghe non dissimili da Polifemo e Circe....che prendono il volto di dirigenti burocrati, di colleghi schlerotici, di alunni superficali,genitori pretenziosi ecc
E' un viaggio periglioso ,stancante ma anche affascinante...
Ogni mattino bisogna ributtarsi in questo livido mare fatto di relazioni nevrotiche ,di schematismi e rituali irrigiditi e cercare di portarvi un minimo di levità,di consapevolezza, di umanità.
A volte basta poco: un sorriso, un gesto.....più spesso bisogna entrare a "gamba tesa" per ottenere anche solo un minimo di correttezza.
A volte mi chiedo come se la caverebbero il Buddha e tutti i grandi maestri....in situazioni come queste.
Domanda retorica,ovviamente, perchè qui ci sono io e  a me tocca muovermi con gentilezza amorevole ed equanimità.
Stamattina,entrando, ho sorriso ai bidelli addetti alla reception ,ho salutato qualche collega che tendenzialmente non lo fa e ho detto due battute con i ragazzi prima di iniziare la verifica.....non so se a qualcuno è servito(come nella canzone di Gino Paoli dove un sorriso gratis ti cambia la giornata)però ci ho provato e almeno io mi sento più sereno.
Non sarò un Buddha in classe, ma almeno un essere umano minimamente consapevole ed aperto.....non male ,tutto sommato!

 vangelo di Tommaso sesta puntata.........poi stop......questo blog non ha visualizzazioni.( due/tre)....le prossime puntate le trovate sul ...