lunedì 24 settembre 2018

RISCOPRIRE LA SOBRIETA’
Viviamo in un periodo di grave crisi economica, una crisi che,a parer mio, è di sistema e che conseguentemente si riproporrà ciclicamente con esiti vieppiù disastrosi minando alle fondamenta questo colosso dai piedi d’argilla che è il capitalismo consumistico.
Ormai è chiaro che il sogno di uno sviluppo progressivo e lineare è irrealizzabile e le nuove potenze economiche asiatiche ,appena i loro milioni di operai sottopagati chiederanno di fruire di stipendi più equi e di un accesso ai beni di consumo, provocheranno un corto circuito della sostenibilità economica, sociale ed ecologica dell’intero pianeta. (pare che la scoperta del cioccolato da parte dei Cinesi stia già creando problemi di produzione e approvvigionamento ).
Non sta certo a me trovare soluzioni ai disastri economici globali ,però credo che questa crisi irreversibile possa essere anche una opportunità per scoprire o riscoprire le buone pratiche,i buoni modi di vivere che possono aiutare a ritrovare un maggiore equilibrio fra le persone e fra  noi e  la Natura.
Fra le buone pratiche possibili subito mi sovviene la Sobrietà, cioè la capacità di accontentarsi e di saper vivere moderando i propri appetiti.
Essere sobri ,un tempo ,era un valore ben riconosciuto sia nella cultura Cristiana che in quella contadina e denotava una saggezza e una pacificazione interiore raggiunta mentre ora viene più spesso associato ad una sorta di patologia che nega il benessere o ad una forma di integralismo religioso o ecologista.
Vivere con poco, o quantomeno rinunciando al superfluo (inteso come ciò che non è essenziale ad una reale qualità della vita) pare essere un valore dimenticato,basta guardare i carrelli della spesa ipertrofici che escono dai supermercati(pieni di cibi precotti, confezionati ecc. che costano moltissimo e spesso creano problemi alla salute)o al turn-over ossessivo dei telefonini (modelli sempre più nuovi) nelle mani dei nostri figli e studenti.
Gli stipendi non crescono, spesso si è in cassa integrazione o precari  a vita, ma comunque si fa la fila per ore per avere il nuovo modello dell’ I-Phone per primi……anche se si possiede il modello precedente che continua a funzionare egregiamente.
Viviamo una vita di sprechi(gli italiani buttano via180 kg di cibo “buono” all’anno pro-capite)riempiendoci di cose che in realtà ci svuotano la vita di senso, una sorta di bulimia compulsiva che svuota i portafogli, depaupera il pianeta, riempie le nostre case di oggetti inutili o sottoutilizzati e le discariche di montagne di rifiuti ,per buona parte dovuti ad imballaggi e affini: vi sembra saggio?
Mi è capitato di vedere un paio di documentari: the Good Life   e Il tesoro del Baba che descrivono la scelta radicale di vita di alcuni italiani  che si sono trasferiti in India per poter vivere una vita sobria e autentica ,al limite dell’ascetismo , ritrovando una pienezza esistenziale che ritenevano di avere perduto in patria.
Non credo ci sia bisogno di andare a fare i Sadhu in India,ma comunque queste persone ci interrogano e non possono non provocare una seria riflessione sui nostri modi di vivere , ammesso che lo si possa chiamare vivere.
Già Fromm negli anni 70 aveva dedicato un bel libro al tema dell’essere e dell’avere analizzando la società consumistica e mostrando come essa portasse ad una sempre minore capacità di apprezzamento della vita,in tutte le sue forme. Enzo Bianchi ,in una conferenza, richiamava alla saggezza della regola Benedettina come faro per guidare una svolta verso una società più saggia ,più felice e più sostenibile e poneva il tema della sobrietà al centro della sua riflessione, come una via possibile alla riscoperta dei valori umani.Ho chiesto ai miei studenti se sarebbero stati in grado di rinunciare al cellulare per una settimana o di non mangiare merendine confezionate per qualche giorno…La stragrande maggioranza l’ha ritenuto quasi impossibile o comunque faticosissimo….a nulla è valso ricordargli che io ho vissuto benissimo per cinquant’anni  senza  telefonino!
E’ tempo di invertire rotta e di educare, fin dall’infanzia alla sobrietà e al gusto delle cose semplici,solo così avremo una possibilità per iunfuturo che sia realmente umano….

venerdì 14 settembre 2018

Ed eccoci a settembre....anche se il clima caldo è quasi estivo.
Si ricominciano le fatiche scolastiche ritrovando sempre i medesimi irrisolti problemi.
Pare che la scuola sia inamovibile nella sua pochezza organizzativa, la mancanza di fondi e di spazi e chi più ne ha più ne metta.
Ciò che ci salva è il rapporto rivitalizzante(anche se faticosissimo) con i ragazzi che continuano a metterci alla prova  per non dire in crisi , ma è una crisi feconda che può portare a nuovi orizzonti.
a volte basta poco, ieri sera ho incontrato una ex studentessa che mi ha detto di essersi iscritta a Lettere per seguire il mio esempio(ho creato una nuova disoccupata!!!),per trovare motivazione e slancio!
Un nuovo anno scolastico inizia e bisogna partire col piede giusto, con apertura e consapevolezza e un minimo di spinta erotica.
Buona scuola a tutti!

martedì 14 agosto 2018

augurandovi un buon ferragosto vi lascio le parole sagge di Luciano Manicardi sulla vita interiore


Cristianesimo e altre “meraviglie”
Ricevo oggi il notiziario del tempio zen di Scaramuccia, lo leggo con attenzione e mi soffermo sul passo in cui il Maestro Taino parla dell'irrigidimento di alcuni lettori del forum (qualcuno mi diceva anche dei suoi teisho sui vangeli) a fronte di critiche sul cristianesimo.
Per quel che mi concerne (altri diranno la loro) le critiche non mi infastidiscono o irrigidiscono per nulla, se sono intelligenti, fondate e motivate… il cristianesimo, come tutte le altre tradizioni religiose e non, ha mille difetti, problematicità, distorsioni dal messaggio originale e chi più ne ha più ne metta.
Basti pensare che il cristianesimo, come lo conosciamo noi, è opera di San Paolo che non aveva  conosciuto Gesù e che, almeno inizialmente, era stato criticato da Pietro e gli altri discepoli… per non parlare dei vangeli che sono stati redatti da 100 a 400 anni dopo la morte di Gesù, quindi da comunità che avevano già strutturato un credo… e quindi ci dicono molto su cosa si credeva su Gesù e assai poco su cosa credeva Gesù.
Detto questo, bisogna però ammettere che non tutto è spazzatura, e la storia del cristianesimo è ricca di sconcezze ma anche di esempi luminosi.
Ciò che mi spiace, anche se non mi stupisce affatto, è l'attacco gratuito, basato sul sentito dire o su disastrose esperienze personali (ma in un monastero in cui sono stato ho incontrato un monaco pedofilo ma anche tanti saggi e “illuminati”) senza una visione panoramica e critica in modo costruttivo.
Questo vale anche quando sento parlare in certo modo dell'ebraismo, dell'islam piuttosto che dell'induismo.
Continuo a pensare (con David steindl-rast e Aikten Roshi) che tutte le vie tendano alla medesima realizzazione, con metodi differenti e sovrastrutture culturali spesso pesanti… ma ritengo pericolosissimo demonizzare i percorsi altrui per partito preso spesso solo perché abbagliati dal nuovo incontro con una tradizione affascinante o esotica.
Il Dalai Lama ha più volte detto che non c'è alcun bisogno di diventare Buddhisti per fare l'illuminazione, volendo basterebbe praticare seriamente la tradizione di appartenenza.
In fondo se ci degnassimo di leggere Meister Ekhart o San Giovanni Della Croce  scopriremmo molte affinità (sotto la vernice teologica Cristiana) con l'esperienza del Buddhadharma.
Basta leggere l'opera di Raimon Panikkar per vedere un sublime incontro esperienziale (oltre che teologico e filosofico) fra cristianesimo, Buddhismo e induismo.
Non credo ci sia da offendersi a fronte dei tanti libri superficiali e polemici contro le religioni del libro o di interventi sui forum, ognuno è libero di pensare come vuole e di scrivere ciò che vuole semmai ci si può dispiacere della mancanza di apertura e di disponibilità all'incontro.
In vita mia ho avuto la fortuna e il privilegio di incontrare e imparare da maestri di svariate tradizioni/religioni e culture e da ognuno ho ricevuto qualcosa di importante e, forse per questo, rispetto e apprezzo ogni via (pur non negandone le criticità e le differenze).
Non so se in fondo non ho mai smesso di essere un po’ cristiano, lascio ai posteri l'ardua sentenza, ma se anche fosse non me ne vergognerei perché è di lì che sono partito, lì ci stanno le mie radici (o almeno qualcuna) e se poi ho fruttificato altrove lo debbo anche a quelle radici.
Questa è la mia storia ed è legittimo che altri invece vogliano/debbano tranciare le radici, uccidere il padre per trovare la propria dimensione, ci mancherebbe.
Se dovete uccidere il padre o la madre, eradicarvi… va benissimo, fatelo, ma fatelo con amore, se potete!( e con rispetto…)

venerdì 3 agosto 2018

augurandovi un buon agosto.....e e sperando di trovare più lettori per il blog a settembre vi lascio il video di due canzoni di Juri Camisasca, una dei cantautori più sconosciuti e interessanti del panorama italiano
e.....dulcis in fundo ,un disegno  ironico che fece il mio amico Massimo Canuti al termine di due anni di meditazione col nostro gruppo!!





lunedì 23 luglio 2018



Per caso ho trovato sul web un intervento di una vecchia conoscente , praticante Buddhista della prima ora, che si schiera apertamente su posizioni leghiste.
La sua teoria è che le donne occidentali hanno ,e devono avere, paura della "invasione islamica" che metterà a rischio tutti i diritti conquistati negli anni oltre che procurare rischi alla loro incolumità......
Premesso che i dati ci dicono che questa invasione al momento è più una percezione, un fantasma che una realtà,mi chiedo come una praticante che dovrebbe avere un certo controllo mentale possa entrare in una simile paranoia.
Purtroppo la sua non è la sola voce che, in ambito Buddhista, ha preso posizione a supporto di teorie destrorse e/o razziste e questo è preoccupante.
Che la cultura islamica, piuttosto che quella tribale ,ci possa risultare estranea e spesso decisamente indigeribile può essere, ma l'erigere muri e porsi sulla difensiva non serve che ad acuire la paranoia sociale.
Lo squilibrato che a Macerata sparò a caso su tutti quelli con la pelle più scura per vendicare un delitto commesso da un nigeriano è la punta dell'iceberg di un sentimento di paura ed odio che va crescendo e che rischia di creare situazioni a catena.
Tutto l'insegnamento Mahayana che ha il suo culmine nella figura del Bodhisattva si muove in un'altra direzione,: la compassione, la gentilezza amorevole che non significa subire supinamente ma cercare di reagire con le armi della consapevolezza e della non-violenza.
Assistiamo ad un imbarbarimento dei toni  che non può che essere foriero di violenza e questo nulla ha che fare con la RETTA PAROLA , creiamo ad arte fantasmi che infestano le menti della gente........dove ci porterà tutto questo?
La maestra zen ZENKEI BLANCHMAN  raccontava sempre di quando, giovane attivista politica piena di rabbia verso la polizia, si trovò faccia a faccia con un poliziotto durante una manifestazione.....di colpo ,guardandolo negli occhi, senti l'interconnessione,percepì la sostanziale uguaglianza del loro essere umani  e fu l'inizio del suo percorso nello zen sotto la guida di Suzuki Roshi.
Abbiamo perso la capacità di esperire questa profonda verità spirituale?
Che diavolo di Buddhisti siamo se alziamo il braccio nel saluto romano o inneggiamo alla difesa di una "razza" o "cultura" contro le altre?( e se poi vogliamo difendere la nostra occidentalità che ci facciamo nella posizione del loto?).
Quel post che ho trovato mi ha intristito.....e francamente mi pone molte domande......e ritorna il tema di un'etica/politica che ci contraddistingua, perchè non credo che essere ecologisti o non esserlo, razzisti o no, sovranisti o no ecc. sia inincidente o insignificante per il nostro dirci praticanti del buddhadharma

venerdì 13 luglio 2018

DHARMA E OCCIDENTE, CONTEMPLAZIONE E AZIONE

L’insegnamento di Siddharta detto il Buddha si è sviluppato in India  2500 anni fa per poi migrare verso il tibet, l’indocina, l’impero cinese e poi quello nipponico fino a sbarcare in europa e in america; ad ogni passaggio ha saputo adattarsi alla cultura che trovava integrando pratiche preesistenti(si pensi al Bon in Tibet o al taoismo in Cina),adattandosi alla lingua, alla sensibilità ,agli stili dei popoli che incontrava.
Essendo il Buddhadharma un’ortoprassi e non una ortodossia non ci sono mai stati grandi problemi e anzi ha favorito la nascita delle tante scuole che hanno arricchito la storia del buddhismo.
Adesso è il momento dell’occidente di riuscire ad integrare il Dharma al  proprio contesto linguistico, psicologico e culturale.
In USA questo sta avvenendo da anni grazie a vari maestri orientali e occidentali ,creando interrelazioni con le religioni occidentali, la psicoanalisi e anche i movimenti pacifisti, ecologisti ecc……di qui la nascita del Buddhismo impegnato(engaged  Buddhism) che si radica nel solco di miglioramento sociale tipico dell’occidente dall’800 ai giorni nostri.
Che il Buddhismo, se vuole radicarsi, debba trovare un modo di parlare agli occidentali nonché una capacità di ascolto delle loro problematiche psicologiche e sociali, è un fatto assodato , in caso contrario si rischia di cadere in un abisso di materialismo spirituale intriso di una idealizzazione malsana delle culture orientali.
Soprattutto in europa e in italia ,spesso(forma per la formazione cattolica),si finisce per creare delle sorte di ortodossie Buddiste con una reiterazione di forme, linguaggi e rituali, mutuati pedissequamente dalla cultura di origine perdendo spesso il vero significato sottostante.
Già  trent’anni fa Dzongsar Rimpoche, durante degli insegnamenti in Francia,ci disse: “io sono tibetano e quindi vi offro il succo del dharma nel mio bicchiere tibetano, ma voi dovete bere il succo, non il bicchiere!!!!” a fronte di atteggiamenti un po’ assurdi di alcuni allievi.
Se il buddhadharma non è un’ortodossia che bisogno abbiamo di attaccarci in modo patologico alle forme e agli stili tradizionali? Non possiamo trovarne di nuove?
L’incontro del Dharma con l’occidente non può prescindere dal nostro modo di essere che ha le sue radici nel pensiero greco ( pensate all’Antigone di Sofocle con la sua dirompente richiesta di giustizia) ,in quello cristiano( con le sue istanze di fratellanza universale) e quello socialista(col desiderio di una società più equa e solidale)…..noi siamo anche queste cose,fanno parte del nostro inconscio collettivo e abbiamo il diritto/dovere di integrale nella nostra pratica spirituale.
Dice Luciano Manicardi(priore del monastero di Bose) : “ il desiderio di felicità, giustizia, equilibrio è intrinsecamente umano e abbiamo tutto il diritto/dovere di indignarci quando ci viene negato……dobbiamo dire di NO , e agire di conseguenza”.
Anche il Buddista, pur riconoscendo nell’assoluto  la  perfezione di tutto ciò che c’è, ha il diritto, credo, nel relativo di indignarsi e agire per modificare ciò che crea ingiustizia e sofferenza.
Certi atteggiamenti di pseudo-distacco mistici dai dolori del mondo hanno assai più a che fare col nichilismo che col Dharma e finisco per prestare il fianco ai detrattori che possono facilmente descrivere  i buddhisti come degli egotisti spirituali tutti dediti a guardarsi l’ombelico.
Nella tradizione Dzogchen si parla di VISIONE,MEDITAZIONE E AZIONE  intendendo che l’esperienza interiore, sedimentata e maturata attraverso la meditazione deve poi trasformarsi in azione saggia.
Non è pensabile quindi cercare di portare la nostra visione nell’agire lavorativo, sociale e politico?
Il buddhismo impegnato si muove in quella direzione , con un agire concreto per i vari settori problematici, dall’ecologia al razzismo, dall’ingiustizia sociale ed economica alle guerre.
Nessuno nega che come base debba esserci la visione e la meditazione, ma se manca l’azione il tutto rimane monco,senza sbocco, rischia l’autoreferenzialità.
Può essere che il buddhismo italiano(rappresentato dall’Ubi) scelga(come pare) di tenersi su posizioni più “chiesastiche” e di fedeltà alle tradizioni di riferimento,tenendosi fuori dalle questioni più spinose della poltica e dell’economia……nel caso temo perderebbe una preziosa opportunità di diventare lievito fecondo e parte integrante della cosiddetta società civile.
Una spiritualità che non si sporca le mani  è una ben triste spiritualità.

“chi dice che la spiritualità non ha nulla a che fare con la politica non ha capito cosa sia veramente la spiritualità” M.K.Ghandi

giovedì 5 luglio 2018

Noi buddhisti occidentali dobbiamo possedere la nostra vita, possedere le nostre scelte. E quello che abbiamo scelto è avere: una casa, un amico, un coniuge, un partner, figli, un lavoro, una vita, carte di credito.
La nostra pratica non è di rinunciare ed escludere, ma di avere e lasciare andare. Raggiungere qualcosa sapendo che sta cambiando anche quando lo raggiungiamo, per amare qualcuno mentre diventiamo esperti nell'arte di perderlo, per includere tutto nel nostro campo di consapevolezza, compreso ciò che rimpiangiamo e rimuoviamo, per abbracciare pienamente la vita molto, molto pazientemente.
Non posso passare il resto della mia vita a sentirmi una buddista di seconda classe, perché ho preferito avere piuttosto che rinunciare, dire sì piuttosto che no. Ma i nostri insegnamenti, i nostri koan, le nostre radici sono tutte in quel mondo di No. Una volta che affrontiamo pienamente questo ed esaminiamo gli effetti di quel condizionamento, potremo iniziare consapevolmente a dare vita al capofamiglia Zen, al buddismo delle famiglie.
EVE MARKO

BELLO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

mercoledì 4 luglio 2018



EGO O SON DESTO?

Mio figlio ,il mese scorso, è andato con degli amici ad un mega concerto a Firenze,e avevo osato chiedergli di farmi uno squillo quando arrivava.....
Passano le ore e nessuna notizia, provo a chiamarlo :sempre spento....per farla breve ho avuto sue notizie la mattina alle cinque quando è rientrato in casa!
Alcuni giorni fa un'amica mi chiede se posso passare a guardare la sua caldaia che fa un pò le bizze, le dico che passo verso le 20.
Alle 20 in punto sono lì e suono il campanello ,nessuna risposta, riprovo....nulla. Decido di chiamarla sul cellulare, suona libero ma non risponde, rimonto in macchina e me ne vado.
Dopo un'ora mi squilla il cellulare, è lei che si scusa ma : SI ERA PROPRIO DIMENTICATA CHE DOVEVO PASSARE!!!!!( e poi pratica Vipassana)
Eventi banali, certo, che capitano a tutti...eppure, dietro queste piccolo cose sta l'ego.
Mio figlio era così preso dall'orgasmo del rock e dagli amici che non si preoccupava per nulla del sottoscritto, l'amica si era messa a chiacchierare e la caldaia e io che dovevo metterci mano eravamo spariti dall'orizzonte della coscienza.
Niente di grave, direte, al più una mancanza di attenzione e di rispetto....certo, ma anche un ego ingombrante che dice : IO,IO,IO .E' capitato a tutti noi di dimenticarci un appuntamento o altro(c'è chi si dimentica i figli al supermercato, o peggio in macchina dove rischiano la morte per il caldo) ,ma il problema è se ci chiediamo come possa essere accaduto, perchè la nostra mente si è fissata solo sull'esperienza piacevole o sgradevole che stavamo vivendo resettando tutto il resto(persone comprese)
Quando non è una sindrome da sovraffaticamento , è solo il nostro ego che passa i limiti e ci trascina in un deliquio solipsistico in cui esistiamo solo noi; vi ricordate il detto: il mal di pancia MIO, fa molto più male del tumore TUO!
Va da sè che tutti noi abbiamo ego ipertrofici , ma è questione del più e del meno, un pò di consapevoleza , attenzione e conseguente rispetto per gli altri non farebbe male.
Lasciamo stare il superamento dell'Io e altri mirabili realizzazioni, per cominciare basterebbe tenere sempre nell'area della coscienza che non esistiamo solo noi e che non siamo i soli ad avere dei bisogni  e conseguentemente non sarebbe poi un male rispettare anche quelli altrui.
Un pò di rispetto, di attenzione......arrivare puntuali agli appuntamenti, cercare di ascoltare anche l'altro(invece di inondare il prossimo di parole), piccole cose ,che aiutano lo sviluppo della consapevolezza e facilitano la relazione umana......partiamo almeno da qui, se no che si medita a fare?


venerdì 15 giugno 2018

RELAZIONI
Qualche anno fa, fu chiesto a un maestro Buddhista  in che modo stava vivendo il suo divorzio,sorrise appena e rispose:”come tutti gli esseri umani!”
Le relazioni, con i partner, i figli, gli amici, i colleghi, i genitori e non ultimo i maestri ,sono situazioni faticose, vere e proprie palestre psicologiche in cui siamo costretti a confrontarci profondamente con noi stessi, con le nostre ferite e i nostri fallimenti.
Charlotte Joko Beck diceva: “ i rapporti non funzionano” intendendo che tutti noi abbiamo una pletora di aspettative/proiezioni/immagini idealizzate sui vari tipi di rapporto che non ci permettono di far sì che funzionino.Al fondo c’è il famoso meccanismo del: “ se almeno…..”
Se almeno mio figlio studiasse di più, se almeno il mio capoufficio fosse più gentile, se almeno il mio maestro fosse più illuminato ecc……..allora sarei felice…..
Le relazioni nascono dal bisogno, intrinseco nell’essere umani, di specchiarci negli altri per poterci meglio conoscere e per crescere psicologicamente; è inutile nasconderci dietro approcci pseudo-ascetici, le relazioni, TUTTE LE RELAZIONI, nascono da un bisogno , conseguentemente tendono al suo appagamento portandoci inevitabilmente verso la sofferenza.
Se , come quasi sempre accade, siamo in buona parte inconsapevoli del nostro bisogno e lo proiettiamo tutto sull’altro:lei deve amarmi, lui deve essermi fedele, lui deve prendersi cura di me ….poniamo le basi del fallimento relazionale.
Quando cerchiamo la gratificazione dei nostri bisogni fuori di noi , proiettiamo sull’altro un’immagine idealizzata di ciò che dovrebbe essere , di come dovrebbe essere  costringendolo/a  a recitare una parte che corrisponda alle nostre aspettative; ricordate John Travolta che un film impersonava un angelo, però un angelo mal vestito , con le piume delle ali mal messe….ad un certo punto  quello di cui avrebbe dovuto essere l’angelo custode gli dice che non è un angelo molto credibile e lui risponde: “non sono quel tipo di angelo”.
In fondo tutti noi dovremmo poter dire: non sono quel tipo di marito. Quel tipo di padre ,quel tipo di figlio o quel tipo di Maestro.
Sogyal rimpoche , arrivato in Inghilterra, si trovò ben presto pressato dalle aspettative “monastiche” di molti allievi……lo volevano casto, dolce e accogliente, sempre meditativo,finchè un bel giorno li affrontò direttamente dicendo: “non sono un monaco, ho vari difetti e mi piacciono pure i films  di james bond …..se vi vado bene così,andiamo avanti, in caso contrario avete sbagliato posto e io non ho intenzione di recitare una parte, castrandomi, per compiacervi!”Ecco  un buon modo per  smascherare i giochi proiettivi.
Va da sé che non possiamo vivere senza relazioni, sono la base del nostro essere umani e è altrettanto chiaro che nessuno è completamente consapevole delle proprie nevrosi, quindi dobbiamo accettare il rischio della relazione  pur sapendo che ,il più delle volte ,non funzionerà.
Contemporaneamente possiamo praticare per imparare a conoscere i nostri meccanismi egoici , smascherarli e accettarli, perché senza accettazione , senza amorevolezza per se stessi, limiti inclusi, non è possibile accettare quelli altrui.
Accettare spesso, dei discorsi di dharma, viene reso con : Letting go (lasciar andare) mentre credo che : letting be(lasciar essere) sarebbe assai più preciso…..non è questione di lasciar andare via( che ha un po’ del rifiuto, anche se in forma ammorbidita) le nostre ombre, ma lasciarle essere accogliendole con gentilezza e humour.
Nessuno è perfetto, anzi la perfezione sta nell’imperfezione, una perfetta imperfezione, perché la vita è quella che è e non deve essere “migliorata”, come diceva Panikkar è di per sé “sensuosa” cioè contemporaneamente sensata e sensuale…..anche se straordinariamente piena di sofferenza .
La pratica meditativa non serve a migliorarci e a migliorare le nostre vite e relazioni , ci permette di accettarci e di accettare le vita e le relazioni per quello che sono e è già tantissimo, anche se pare deludente a fronte delle nostre aspettative “salvifiche”.
Anche nella relazione con i maestri dovremmo imparare a riconoscerli come umani e quindi perfettamente imperfetti e smettere di immaginarli come delle semi-divinità, sarebbe di aiuto a noi e a loro.
La cosiddetta illuminazione è una cosa domestica, è qualcosa che ha a che fare col nostro essere uomini e col nostro essere vivi, niente di trascendente o divino , è solo aprire gli occhi su noi stessi e sulla vita.

Intanto che cerchiamo di risvegliarci dal sogno dell’io , continuiamo a vivere le nostre relazioni il più pienamente possibile , pur consapevoli, che il nostro io farà di tutto per farle fallire…..ma anche questo è vita!

mercoledì 6 giugno 2018



Parliamo tanto di voler vivere una vita appagante e appagata. A volte mi chiedo se questo di per sé non sia una fonte di avidità che finisce in una vita traboccante di troppe sfide e attività.
È stato Thomas Merton a dire che caricarsi di  troppe cose, cercare di risolvere troppi problemi del mondo e voler porre fine  alla sua sofferenza diventa una vita di violenza. Contro noi stessi e contro la vita così com'è........è un fatto.
Abbiamo spesso questo delirio di diventare "realizzati" ,di avere un vita "piena e significativa"parametrando il tutto a immagini ideali prive di reale costrutto.....Davvero pensiamo di poter essere come Milarepa, come San Francesco o Madre Teresa?
La vita è ciò che è: fare la spesa, pagare le bollette, amare, arrabbiarsi, fallire, riuscire, godere, soffrire,ecc.ecc. ,come diceva Panikkar è di per sè "sensuosa" , cioè sensata e sensuale,tutto il resto è sogno egoico.
Come dice Eve Marko:Sto iniziando a vedere che la fame di significato e di realizzazione può anche essere una trappola., La mia versione del materialismo spirituale

 vangelo di Tommaso sesta puntata.........poi stop......questo blog non ha visualizzazioni.( due/tre)....le prossime puntate le trovate sul ...