lunedì 4 aprile 2022

 

Il Natale di Elvis

Mi chiamo Elvis. Sono un asino. Sì, un asino e allora? Veramente sul documento di nascita ero Ugo. E allora perché mi chiamano Elvis? Che ne so! Perché raglio forte e strampalato, tipo rockettaro? Che ne so!

Qui fa un freddo biscia. Sto in un recinto da solo. Perché? Perché sono Elvis, sono cattivo.

Hanno chiesto a me di raccontarvi una storia di Natale. Perché, voi lo sapete com’è il Natale di un asino? Il padrone viene più tardi, si dimentica di metterti l’acqua fresca, ti porta il fieno che magari è pomeriggio, dal sentiero non passa nessuno, manco un mezzo umano che ti venga a fare un saluto e ti porti un tozzo di panino secco. Si sentono campane, risate, battimani, si vedono fumare i comignoli. Qualche botto perfino. E io me ne sto qui a vagolare nel recinto, certe volte ficco la testa nei cespugli, dalla vergogna, mi nascondo al mondo. 

 

Beh, la storia è questa: qui da queste parti c’è una specie di bambina con le rughe e una faccetta un po’ strana, un po’arrabbiata e un po’ disperata, cammina sempre da sola per i boschi e prima, ogni volta che passava di qui, mi veniva a trovare. Entrava proprio nel recinto, e mi portava cime di rapa, gambi di cavolfiore, buccia di rapa bianca o in estate foglie di robinia, erba fresca e trifogli, insomma roba buona, ricercata. Poi mi accarezzava, ci si parlava, lei mi abbracciava perfino. Io mai! E beh, c’è un limite a tutto: sono Elvis, l’asino cattivo, quello isolato dal padrone che gli dà le bacchettate in testa e sulle orecchie. Sono Elvis il rockettaro, che raglia che lo sente mezza valle e i cinghiali scuotono la testa e i caprioli scappano con la coda che trema. 

 

Beh, questa bambina con le rughe, che poi si chiama Chandra e le ho sentito dire che vuol dire luna, che gusti hanno gli umani, dolciastri e anche un po’ vanitosi: luna … sarà alta un metro e mezzo e crede di starsene in cielo con le stelle!? Cretina … Vabbè, però io a questa qui le volevo quasi bene, perché comunque non aveva paura di me e mi portava cose buone e parlava tenero. 

Un giorno è arrivata, mi ha dato un po’ di foglie dure del cavolo, il cavolo verdura, non per dire foglie del cavolo di rabbia. Poi mi accarezza, mi parla e mi fa: “Elvis, ma sai che assomigli un po’anche a un lupo tu?!” Beh in effetti, io ho pelo grigio, occhi intelligentissimi, muso allungato e poi ho un cuore coraggioso da paura. Così quando ha detto: “Adesso vado,” mi è montato in testa di farle la recita del lupo.

 

Ritratto durante una pausa del viaggio, Riccardo Paracchini.

 

Ho tirato indietro le orecchie e sbattevo i denti, per farle una fifa blu. Niente, lei diceva: “Elvis, vieni fino al cancello, accompagnami che vado.” Non ci ho visto più! Le ho preso un braccio e l’ho tenuto nella morsa dei miei denti, ma forte eh!? Allora mi ha fatto paura: non mi ha pestato, non ha urlato, solo, tirava il braccio tutta meravigliata. “Ma questa bambina è veramente pazza!” ho pensato e ho mollato la presa. Solo che ho sentito dire che dopo aveva tutto il braccio blu e dei punti duri duri sottopelle. Mi fa ridere, mi fa proprio ridere. Aveva una giaccaventina rossa, si è salvata così.

 

Beh, per un po’ non si è vista più. Poi, non è rispuntata? In piedi, vicino alla rete, mi ha guardato e io da lontano guardavo lei, negli occhi, ma silenzio. Tutti e due silenzio. 

È tornata un altro giorno, un giorno chiaro. Mi ha guardato e mi ha detto: “Elvis, tu lo sai che mi hai fatto male.” Non me l’ha chiesto, l’ha detto. A me questa cosa di non mettere il punto di domanda, di sapere che io sapevo mi è piaciuta, mi ha anche fatto sentire che sono uno tosto ma che con lei … Allora mi sono chinato due volte, giù con il muso a terra e ragliavo strano, ragliavo per dirle delle cose che non voglio dire a nessun altro e con la zampa sinistra mi sono coperto un occhio. Lei ha detto: “Ti perdono Elvis.”

È ricomparsa il giorno dopo, con una ruga in più tra le sopracciglia, doveva aver pensato tantissimo e magari al freddo. Si è avvicinata alla rete senza entrare e mi sono avvicinato anch’io.

 

Perché adesso il mio padrone ha chiuso il cancello con uno spago che così lei capisce che non deve entrare più da me e le ha anche tenuto il muso il mio padrone, a lei, perché l’aveva avvertita che sono cattivo e adesso non vada mica in giro a fare la vittima. Beh, eravamo vicini alla rete e lei dice: “Elvis, ti ho perdonato, ma volevo chiederti scusa anch’io perché ho valicato un confine, mi hai insegnato la distanza. Scusami.”

Adesso la vedo ogni tanto, mi porta anche da mangiare, ma non entra più nel recinto, per lo spago certo, ma non solo, quella è un tipo che spaghi e padroni mica la fermano. Certe volte, sento anche che passa e non mi chiama. La distanza. Che cosa pungigliosa è la distanza. 

E la storia finisce così, mi farò il vostro Natale zuccheroso da solo, il Natale degli asini è così, dell’asino Elvis, poi è anche in isolamento. La distanza. Lei ha imparato la distanza, ma cosa ho imparato io?

Tenetevi il Natale che io mi tengo i miei pensieri e magari quella bambina con le rughe passa e mi saluta e mi porta una buccia di rapa o magari no. 

sabato 2 aprile 2022


 invitandovi a leggere il suo libro......

"Ho una sensazione strana e per me davvero inedita: mi sento adatta a
questa epoca. Proprio questa, con la pandemia, il crollo economico, la
politica miserabile, la confusione, l’assenza di sogni sul futuro, le tessere
del domino che, cadendo, trascinano tutte le altre: proprio a questa mi
sento adatta. Questa, con la fame, la fuga dalla guerra e dalla violenza,
per incontrare naufragi, altra violenza, rifiuto, indifferenza. Questa, dove
la natura si allontana da noi, gli animali si estinguono, gli alberi vengono
abbattuti, il pianeta si riscalda e il clima si scombina. Le persone
disimparano a parlarsi e ascoltarsi. Tutti sono offesi di qualcosa. Tutti
sono in credito. Tutti si sentono vittime e le vittime vere annaspano e
muoiono silenziose, o si affannano per scampare e non si sa come
andranno a finire. Mi sento adatta. Perché lo so da sempre che finiva
cosí con gli alberi e gli animali, lo sentivo da bambina il loro orlo del
baratro, il loro abitare in costante pericolo, essere solo merce, vivi solo
per appartenere a un’altra specie, per servirla.
E perché ho conosciuto proprio all’inizio il peggio dell’umano e ho
passato la vita a ricucire brandelli di fiducia perduta, a cercare di
orientarmi in un mondo disorientante, tra parole taciute e altre
menzognere, nella follia che era solo eccesso di dolore e tentato
esperimento con la verità, nella normalità che era regole fisse e non
scritte, rigori non condivisi, esclusioni arbitrarie, forme e stili dettati dai
prepotenti per far sentire inadeguati tutti gli altri. E la proibizione di
parlare per le voci diverse, per le diverse forme di mutezza.
Ora tutto crolla. Ma cosa crolla? Quello che stava in piedi solo sulle
spalle e sulle schiene di altri, umani, animali o vegetali che fossero. E le
parole sono esangui o invelenite, ma hanno comunque perso i sensi.
Sono adatta. So come stare al mondo, questo mondo a pezzi. Lo so
senza saperlo.
So come far sentire a casa qualcuno. Come ascoltare senza consolare. Come inchinare il cuore insieme al corpo. Come celebrare i
bambini e la loro preveggenza. Lo so perché non so niente. Come
allargare le braccia e accogliere. Come tenerle lungo il corpo e accogliere.
Come vivere in punta di piedi. Come vacillare. Lo so perché ho iniziato
la vita con il non essere accolta. So grazie al dolore. E quello che so è:
«Non cosí». E obbedisco. Conosco il tempo arso dell’emergenza e la
fierezza senza centro con cui la natura raccoglie i lembi della distruzione
e continua i cicli del nascere-morire-rinascere.
Ho preso una decisione: diventerò una persona serena. Hanno riso
tutti: non si può diventare sereni. Può darsi, ma lo farò lo stesso. Non
concederò piú tempo alle voci che profetizzano solo il crollo senza
sentire la necessità di cadere per potersi rialzare. Non ascolterò le voci
che dicono: «Andrà tutto bene». Non ascolterò chi affonda il cuore e chi
lo fa levitare. Anzi, ascolterò senza credere. Starò con il male come male,
senza infiorarlo né velarlo, lascerò che passi in me come una tempesta e
gli domanderò cosa sente, perché percuote furiosamente tutto, perché
non si lascia ascoltare. E ho un’indomabile fiducia. In cosa? Non lo so, è
senza nome "(chandra Candiani)

venerdì 1 aprile 2022

 "Una buona pratica, preliminare a qualunque altra, è la pratica della

meraviglia. Esercitarsi a non sapere e a meravigliarsi. Guardarsi attorno e

lasciar andare il concetto di albero, strada, casa, mare e guardare con

sguardo che ignora il risaputo e vede ora.

La pratica della meraviglia è una pratica che cura anche il cuore piú

ferito della terra." Livia Chandra Candiani

Oh sì, meravigliarsi, stupirsi , essere grati......non è solo una pratica preliminare, è il cuore della pratica.

Oggi  mi sono meravigliato della grandine che, improvvisa. ha sferzato il prato anche se un raggio di sole filtrava fra le nuvole , la meraviglia è tutto, se la perdiamo rischiamo di sopravvivere a noi stessi, senza più vivere.

lunedì 28 marzo 2022

Premetto che non sono cose nuovissime(per chi ha conoscenza del Buddhismo e della vita spirituale in generale) però sono spiegate bene e in modo coinvolgente dall'ottimo Fratel Luciano Manicardi

La vera novità è che vengano dette in un consesso cattolico(diocesano), con un taglio piuttosto laico ( Dio verrà nominato tre volte )e adatto a credenti e non.

Una bella conferenza/insegnamento che può risultare utile a tanti , credo.....comunque un rimarcare punti fondamentali.
 

domenica 20 marzo 2022

martedì 15 marzo 2022

 Oggi un'amica e allieva ci ha lasciato....Wilma era una donna intelligente,forte,stimolante,ci lascia tanti bei ricordi da conservare ,con cura e attenzione, nel cuore

domenica 13 marzo 2022

 Una cosa ho imparato, ossia che questa vita va vissuta”.

C. G. Jung

E così, in fondo, il grande nemico è la paura. La vita è complessa e sempre ci ricorda la nostra fragilità. Lungo la via incontriamo ostacoli, sofferenze, fatica, una fatica talora mortale. In questi nostri storti anni abbiamo anche strani compagni di strada che credevamo di poter dimenticare: l’epidemia, la guerra, il fantasma della Bomba. Così la tentazione è il silenzio, l’appartarsi, il ritrarsi dal mondo. Ritiriamo le proiezioni: diventiamo cinici. Ci pare che la vita sia un deserto arido e abbracciamo un’arida depressione, abbandonando l’amica malinconia, che sempre dovrebbe ricordarci che forse esiste dell’altro, un ulteriore. Che ci ricorda che esiste la speranza. Abbiamo paura: di credere, di voler bene, di costruire, di progettare. Ci allontaniamo dalle cose e dalle persone per la paura di perderle in futuro. Apparecchiamo la morte della nostra anima. Ma anche se non sappiamo se esista o meno un senso per noi; anche se la paura ci stringe ogni giorno la gola, il nostro mestiere è vivere. Con fatica, con sofferenza, con gioia, con piacere, preservando ogni piccola fiammella che il nostro cammino ci offre.


 

mercoledì 9 marzo 2022

 "Non possiamo avere relazioni reali con altre persone quando poniamo loro

richieste . Se ho una richiesta su di te, non sono interessato a te. Sono

più interessato a ottenere qualcosa. Potremmo avere questo esigente

rapporto con i nostri figli, i nostri amanti, i nostri partner o i nostri genitori . Cerchiamo di ottenere qualcosa da loro per soddisfare la nostra convinzione fondamentale." C. Joko Beck

venerdì 4 marzo 2022

Ricordando Lucio, con un suo brano di profonda e sofferta spiritualità in questi giorni cupi e inumani

Tra mille mondi te ne vai e splendi
O appeso in croce in un garage
Io non ho dubbi tu esisti e splendi
Con quel viso da ragazzo, con la barba senza età
Ci guardi e splendi
Di cercarti io non smetterò
Abbiamo tutti voglia di parlarti
Mi senti? Mi senti?
Sono tuo figlio anch'io, Dio
Sono tuo figlio anch'io, Dio
Tra i cani zoppi ti confondi e splendi
Nei cartoni che son case per chi non le ha
Ti ho visto che splendi
Di chiamarti io non smetterò
Abbiamo tutti voglia di abbracciarti
Mi senti? Mi senti?
Sono tuo figlio anch'io, Dio
Sono tuo figlio anch'io, Dio
Su una nave colma tu ti stringi ma splendi
Nei dipinti insieme ai diavoli o a Maria
Di colpo ritorni
Di inseguirti io non smetterò
Abbiamo tutti voglia di fermarci
Mi senti? Mi senti?
Aiutami, fratello mio, mio
Parlaci tu con Dio, con Dio, Dio
Sono suo figlio anch'io, anch'io
Parlaci tu con Dio, con Dio
Fratello mio, fratello mio
Parlaci tu, parlaci tu con Dio


 

martedì 1 marzo 2022

 

Non ci è bastata la pandemia, pure al guerra, adesso!

Dove diavolo è quel barlume di saggezza e compassione che chiamiamo natura di Buddha?

Ben nascosta dall'ego, dagli attaccamenti, dalle avversioni......e il mondo sta ballando sull'abisso.

Mobilitiamoci tutti, ognuno come può, perchè tutto questo finisca e la pace abbia  almeno una possibilità!

 vangelo di Tommaso sesta puntata.........poi stop......questo blog non ha visualizzazioni.( due/tre)....le prossime puntate le trovate sul ...