venerdì 21 gennaio 2022

 Qualche giorno fa leggevo un lungo articolo su di un blog sul contenzioso al monastero do Bose( che ha portato all'allontanamento del fondatore) che difendeva a spada tratta una delle due fazioni, mi sono permesso di scrivere un banale commento in cui dicevo che non era saggio essere così di parte, visto che dei motivi del contendere si sa poco nulla(come spesso accade nelle faccende ecclesiastiche) e che sarebbe ora di tacere e lasciare che ognuno vada serenamente per la sua strada.

Chissà perchè ,hanno pensato bene di bloccarlo e cancellarlo.....non offendevo nessuno, invitavo solo alla prudenza,mentre sono rimasti i commenti entusiastici!

Tutto questo per dire che ormai viviamo tutti nel mondo del consenso, vogliamo solo che ci applaudano.Se la cosa può avere una vaghissima parvenza di senso(  sono un pò scettico) sui social, dove, se ho capito bene, i like e i commenti positivi portano pure denaro , è assurdo nella vita quotidiana.

Mi si raccontava di una studentessa che a fronte di un brutto voto ha fato una scena isterica e voleva buttarsi dalla finestra......dove siamo finiti?

Avere delle critiche, dei rimandi anche non lusinghieri è una possibilità di crescita, una occasione per riflettere e valutare le nostre idee e i nostri comportamenti.....gli altri vedono benissimo le travi nei nostri occhi, così come noi vediamo le loro.....ma non vediamo le nostre!

Di sicuro ho capito di non stare a cercare la discussione e il confronto sul web.....è luogo di esaltazioni o di insulti, non fa per me.

mercoledì 12 gennaio 2022

 

L'Arte Della Lettura di Enzo Bianchi

Passato il clima brioso delle feste natalizie, delle vacanze sulle nostre montagne e delle passeggiate sulle rive del mare, siamo tornati alla quotidianità della vita segnata soprattutto dal lavoro. La nuova ondata della pandemia ci chiede di restare il più possibile ritirati in casa, e il freddo di gennaio non invita a uscire, soprattutto gli anziani.Diventa dunque apprezzabile restare in casa e dedicarci alla lettura: infatti, se la si pratica come un'arte, la lettura è scuola di silenzio e di interiorità, leggendo si tace e si fa parlare il libro, ma si impara anche il rispetto, l'attenzione e l'ascolto.La lettura, di fatto, è una conversazione con chi è assente e può essere lontano mille miglia nel tempo e nello spazio. Ma soprattutto è un dialogo con chi ha avuto una vita più creativa della nostra: è accoglienza della parola di un altro.Agostino di Ippona paragonava la lettura a uno specchio che rivela il lettore a se stesso, e Gregorio Magno asseriva che "lo sta scritto cresce con chi la legge!". Marcel Proust, al termine di Alla ricerca del tempo perduto, si premurava di avvertire che i suoi lettori sarebbero stati "lettori di se stessi".Soprattutto nella nostra società, nella quale domina l'immagine, leggere resta una operazione di umanizzazione, sorprendente nella sua semplicità: non occorrono tecnologie complicate, né iniziazioni particolari perché è sufficiente prendere un libro, aprirlo quando si vuole e leggere risuscitando lo sta scritto.In piena libertà posso poi chiudere il libro, leggere più avanti o tornare indietro... e posso pensare, meditare con il ritmo che decido io e del quale ho bisogno per comprendere le pagine "dal di dentro", intus legere.Per questo ho sentito il bisogno di arricchire il comando monastico esprimendolo con le parole: Ora, lege et labora! Non basta pregare e lavorare, occorre leggere per sentire battere il cuore del mondo, per tenere in esercizio l'ascolto.Chi non legge adduce come giustificazione la scarsità del tempo a disposizione, ma le scelte nell'impiego del tempo sono rivelatrici di ciò che per noi conta nella vita.Leggere è lotta contro l'alienazione al tempo, è affermazione della libertà. Se il tempo ci manca, il libro ci aspetta nello scaffale, sul comodino, quasi un monito a trovare il tempo per la lettura, prendendo le distanze da ciò che ci distrae.Sempre mi ha impressionato nella profezia di Ezechiele il racconto biblico secondo cui Dio chiede al profeta di mangiare il libro... Sì, mangiare il libro, che è più che leggerlo, è farlo diventare corpo e vita.Forse non a tutti è data questa manducazione del libro ma, almeno per molti, come scriveva Italo Calvino, "leggere vuol dire cogliere una voce che si fa sentire quando meno ci s'aspetta, una voce che viene non si sa da dove, da qualche parte al di là del libro, al di là dell'autore, al di là delle convenzioni della scrittura". Beato chi legge, perché saprà anche ascoltare!

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Da lettore indefesso e appassionato non posso che concordare!

martedì 11 gennaio 2022

 Oggi mi si chiedeva dell'illuminazione....avrei potuto rispondere tante cose, dai luoghi comuni  ai discorsi metafisici, invece ho risposta che non bisogna preoccuparsene, che, per certi versi, è solo una tensione verso, perchè nessuno dimora completamente e in ogni attimo nell'esperienza dell'illuminazione.

In certi momenti di apriamo al REALE, poi ricadiamo nelle nostre false visioni/percezioni, in fondo la pratica è imparare e tenerci ancorati quanto più possibile al REALE(illuminazione) nel nostro quotidiano.

E' un lavoro lungo e paziente, pure un pò noioso,certamente faticoso, niente a che vedere con le immagini "romantiche" dell'illuminazione(come nel film : Il piccolo Buddha) con tanto di cieli che si aprono ed effetti speciali.

Il tutto è solo un continuo lasciar andare i nostri attaccamenti/avversioni, le nostre proiezioni e " menate" per ritornare alla realtà, al qui ed ora.

Nulla di mistico, nessuna divinità a far capolino fra le nubi, solo un lavoro meticoloso sulla nostra mente.

So bene che a dire così si perdono "clienti".....i più vogliono estasi/miracoli e compagnia bella , ma queste cose non hanno nulla che fare con l'insegnamento del Buddha( a volte con certe forme popolari e un pò decadute di buddhismo),va bene così.....è una vita che dico che la vera pratica Buddhista è elitaria, è per i pochi che si sono liberati da tutte queste aspettative "religiose" , da questi sogni fantasiosi.

lunedì 10 gennaio 2022

 Ogni tanto mi capita che qualcuno mi chieda un parere sulle sue poesie, racconti e produzioni varie....

Premesso che non sono un editor di professione ma solo uno che ha letto molto e scritto qualcosa, il più delle volte mi trovo fra le mani abbozzi caotici e pretenziosi , quando va bene banali , quando va male quasi illeggibili.

Devo dirlo francamente? o , pietosamente , cercare di dare consigli per eventuali miglioramenti?

Certo è che la faccenda diventa un pò problematica, anche perchè ,generalmente, si tratta di amici.

Credo che in futuro mi sottrarrò , indirizzandoli a editor professionisti, che sapranno come consigliare o sconsigliare.

In realtà , a questo punto della vita, in cui ,socraticamente ,sempre più sono consapevole che l'unica cosa che so è che non so, vorrei sottrarmi a tutte le richieste, di aiuto, guida ecc.  a cui ora cedo per simpatia, empatia, compassione( e anche per egoica gratificazione, perchè no).

Purtroppo non ho fedi granitiche , certezze assolute, solo un pò di esperienza di vita(e di pratica) , quindi, forse, sarebbe meglio esimersi dal dare indicazioni e risposte....al più si può indicare la direzione, poi ognuno trovi il suo percorso.


 Come volevasi dimostrare, ho citato Dio ed ecco qualcuno mi scrive dicendo che ho un ego abnorme perchè non prego umilmente il buon Dio!!!!!

Premesso che in gioventù avrei voluto avere fede(si legga il mio :Le ore dell'anima) e che feci di tutto per provare a credere in un Dio personale, come la mia tradizione di indicava , alla fine in dono della fede(perchè ricordo che la dottrina cristiana dice che è un dono) non l'ho ricevuto, che ci posso fare?

Non è questione di ego( che sarà ipertrofico e abnorme, ma per altre faccende, non discuto)è proprio che , nonostante gli sforzi, non riesco a credere in un Dio padre che entra nella storia, che si incarna ecc.è una faccenda che mi è aliena, mi spiace.

Con tutto l'apprezzamento per la saggezza dei Vangeli e di tanti cristiani, non è proprio una cosa mia.

Come in tutte le cose bisogna farsene una ragione......io ormai ho accettato ciò che sono, gli altri, magari, facciano lo stesso!

sabato 8 gennaio 2022

 Qualche giorno fa parlavo con una amica in fase di separazione dal marito, con amarezza mi elencava tutti i difetti e le mancanze del coniuge.....

Ammetto che , ad un certo punto, avrei voluto dire : " basta!", non perchè trovassi sbagliato ciò che diceva, anzi....ma perchè mi riconoscevo in molte delle cose che addebitava al marito.

Era uno specchio impietoso che mi rimandava i miei limiti, umani , di maschio attempato.

Credo che tutti abbiamo quei difetti/lacune, ovviamente a livelli ,qualitativi e quantitativi, differenti, ma chi può dirsi senza peccato? E lo stesso dicasi per il gentil sesso e per chiunque altro.

Temo che nessuno sia esente da piccole o grandi mancanze e ,forse, il vero problema e che noi cerchiamo nell'altro(sia esso partner, amico o Maestro) la perfezione che manca in noi.

E' un errore tremendo che ci porta sempre a cercare fuori ciò che andrebbe cercato dentro, niente e nessuno, da fuori, può dare senso al nostro vivere , neppure Dio.

Questa ricerca fuori è un deresponsabilizzarsi e un fuggire dal confronto con noi stessi.

Siamo noi che dobbiamo "convertirci" ,cioè cambiare direzione, modo di vedere, niente e nessuno può farlo per noi.

Non esistono i "principi azzurri" , neppure in ambito spirituale(maestri e affini) , che possano con la loro sola presenza risolvere magicamente tutti i nostri crucci e renderci felici....se lo crediamo, inevitabilmente seguirà un divorzio!

Dobbiamo assumerci la totale responsabilità della nostra vita, niente di più e niente di meno.

Con questo, ovviamente, non dico che non sia giusto chiudere rapporti che non funzionano, ma che bisognerebbe capire quali proiezioni/aspettative ci hanno portato fin lì, per non ricadere negli stessi errori.

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PS

Quando ho parlato di Dio( non si sa mai che qualche credente si adombri) intendevo dire che , in ottica Buddhista, nessun Dio può risolverci i problemi esistenziali ecc. da fuori.....Come diceva Hirata Roshi: " se un  Dio c'è ,ha già fatto la sua parte, adesso tocca a noi!".

Peraltro , a mio avviso, nei Vangeli Gesù in continuazione richiama al fatto che l'uomo deve convertirsi, che il miracolo avviene solo se c'è fede , cioè se c'è un impegno, una disponibilità....non avviene dall'alto indipendentemente da te( ovviamente è una mia interpretazione, ognuno poi pensi ciò che ritiene meglio)


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A proposito di aspettative,i numeri delle visualizzazioni languono come sempre e l'ego non gode!!!!!

sabato 1 gennaio 2022

 Il Natale e la speranza: attendersi l’inatteso

di Tomaso Montanari

Confesso che, negli ultimi tempi, non di rado mi sorprendo a pensare che la principale ragione per cui deve esserci una vita oltre la vita è che tutta questa mostruosa ingiustizia non può averla vinta. Non se ne riesce a sostenere nemmeno la vista, e ogni sforzo per combatterla pare destinato al fallimento. Così, lo ha scritto Max Horkheimer, la teologia è «la speranza che, nonostante tutta questa ingiustizia che caratterizza il mondo, non possa avvenire che l’ingiustizia possa essere l’ultima parola». Una visione altissima, vertiginosa: ma che fa correre almeno due rischi. Il primo è di collocarsi senza tentennamenti tra i giusti: assolti, e anzi giudicanti. Il secondo è di perdere ogni fiducia, e dunque ogni impegno, nella lotta quotidiana per la giustizia sulla terra.


È proprio il Natale, invece, a restituirci quella fiducia, grazie alla rinnovata forza con cui ci fa aderire a questo mondo: per quanto orribile, sfigurato, osceno. E tuttavia degno di fiducia, e di speranza.


Nessuno, forse, lo ha detto meglio di quella straordinaria intellettuale ebrea laica che è stata Hannah Arendt, in un celebre brano della Condizione umana (1958): «Il miracolo che salva il mondo, il dominio delle faccende umane dalla sua normale, naturale rovina è in definitiva il fatto della natalità in cui è ontologicamente radicata la facoltà dell’azione. È in altre parole la nascita di nuovi uomini, l’azione di cui essi sono capaci in virtù dell’esser nati. Solo la piena esperienza di questa facoltà può conferire alle cose umane fede e speranza, le due essenziali caratteristiche dell’esperienza umana, che l’antichità greca ignorò completamente. È questa fede e speranza nel mondo, che trova forse la sua gloriosa e stringata espressione nelle poche parole con cui il Vangelo annunciò la “lieta novella” dell’avvento: “un bambino è nato per noi”».


È tutta immanente la fede della Arendt: fede e speranza «nel mondo». Nulla si rimanda a un altrove, o a un aldilà: la salvezza sta nell’incarnarsi. Cioè nel porre mano al cambiamento radicale: e prima al dubbio, al pensiero critico, alla rivolta. Non isolandosi, non chiudendosi, non fuggendo: ma compromettendo tutti noi stessi, la nostra carne sanguinante e dolente, nello sforzo, quotidiano e senza sconti, di essere più umani. Perché chi vorrà salvare (cioè risparmiare) la propria vita, la perderà: e chi invece sarà disposto a metterla in gioco senza riserva, ebbene proprio lui la salverà – come Gesù ricorda ai discepoli che lo trattengono dal salire a Gerusalemme, dove sarà ucciso.


Il Natale, dunque, come festa della vita compromessa, messa in gioco. Perché cosa altro è la nascita di un bambino se non un atto di fiducia e di speranza nella possibilità che quella vita cambi tutto? Il Natale come festa della luce che, nonostante tutto, non è vinta dalle tenebre: quel sol invictus che gli antichi celebravano nella prossimità del solstizio invernale. La festa di una umanità che contesta la morte, e che nel momento del massimo buio indica con fede e speranza (nel mondo, in se stessa) la piccola luce che resiste, e che inizia pian piano ad espandersi. Proprio come la vita di una bambina o di un bambino che viene al mondo. Per i cristiani è il Dio lontano e onnipotente che accetta di assumere carne, dolore e morte delle creature: insieme assumendone anche la capacità di sentire il calore del sole sulla pelle, il sapore del vino, la voglia di arrostire del pesce in riva al mare aspettando gli amici su una spiaggia (lo farà quel Bambino, ormai diventato adulto, subito dopo la sua resurrezione). Per tutte e tutti è il segno di un orizzonte creaturale che muta la paternità in fraternità, il dominio in condivisione, il possesso in custodia.


Il Natale, dunque, è il segno di una lotta per la giustizia non in un altro, ma in questo, mondo. Perché, scrive ancora Arendt, «il fatto che l’uomo sia capace d’azione significa che da lui ci si può attendere l’inatteso, che è in grado di compiere ciò che è infinitamente improbabile. E ciò è possibile solo perché ogni uomo è unico e con la nascita di ciascuno viene al mondo qualcosa di nuovo nella sua unicità».


In un mondo sotto il tallone di una pandemia che non accenna ad allentare la presa, in una umanità che attraverso la sua mostruosa ingiustizia e diseguaglianza offre alla pandemia la possibilità di distruggerla, in un Paese schiacciato da una indegna oligarchia, senza politica e senza democrazia, è ancora possibile avere fede e speranza nel mondo? È necessario, ci ricorda Hannah Arendt. E la sua citazione letterale dal Vangelo cristiano, la “lieta novella”, suggerisce che è possibile amarlo, questo mondo.


La festa del Natale è, davvero per tutte e tutti, una festa che parla dell’essere nella carne: cioè la festa dell’abitare il mondo pienamente.


Non per caso Francesco d’Assisi amò in modo tutto speciale il Natale: perché in quel Bambino che veniva a compromettersi col mondo vedeva la massima realizzazione di quell’adesione totale alle creature che lo spinge a scrivere uno dei testi più alti della prima letteratura italiana in volgare. L’amore per la luna e per le stelle, «clarite et pretiose et belle» e quello per il fuoco «bello et iocundo et robustoso et forte», l’amore per il «vento, e per l’aria e per il cielo; per quello nuvoloso e per quello sereno, per ogni stagione». Una gioia di vivere proiettata verso la trascendenza del Creatore, e però capace di parlare, anche al più ateo, della bellezza fisica e sensuale del mondo che si tocca con le mani, che si vede con gli occhi del corpo.


La lieta novella è che siamo nati: che siamo qua, che possiamo agire contro «la naturale rovina» del mondo.


Davvero un indulto, una sospensione del pessimismo, una pausa nell’amarezza per quel che facciamo al pianeta e al genere umano. Un conflitto aperto contro tutta l’ingiustizia che sfigura la bellezza del mondo e dell’umanità. Un’occasione per tornare ad assumere lo sguardo dei bambini: candido e concretissimo insieme.


Questo, dunque, il Natale: una festa dell’amore per la vita, che non riesce ad essere distrutta dall’orgia consumistica, o dalla retorica dolciastra. Perché tutto travolge la verità rivoluzionaria per cui «ogni uomo è unico, e con la nascita di ciascuno viene al mondo qualcosa di nuovo nella sua unicità».

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Una riflessione forte e importante , per non perdere l'amore per la vita e la voglia di viverla pienamente, un invito a cogliere un significato e uno stimolo da queste festività troppo spesso abusate!

mercoledì 22 dicembre 2021

 COMUNICAZIONE DI SERVIZIO, vedo che alcuni che vogliono contattarmi si sbagliano e scrivono ad Eugenio che aveva messo nei suoi commenti la sua mail......a scanso di equivoci ,per  chi vuole scrivermi i miei indirizzi mail sono : osel.dorje@tiscali.it  oppure vallimarco6@gmail.com (che compare in alto a destra sulla pagina iniziale del blog.)....GRAZIE!

martedì 21 dicembre 2021

 

Come augurio per le imminenti festività questa breve meditazione di Br David Steindl-Rast , un invito ad apprezzare la vita in pienezza, che è ,poi, l'unica cosa che conti realmente.
a voi un caro augurio di
PACE FORZA E GIOIA

sabato 18 dicembre 2021

 "Se vogliamo trasformare veramente la nostra vita, trasformare la nostra capacità di comprendere

e sperimentare la nostra vita, allora dobbiamo conoscere noi stessi a tutti i livelli. Ottenere

un senso di come il tuo sé è stato creato a livello psicologico,a questo fine  io

consiglio a tutti di fare tre liste.

Il primo elenco inizia con questa frase: “Da piccolo sono stato addestrato a

essere…” Quindi, elenca tutto ciò che ti viene in mente. Ad esempio, sono stato addestrato a

essere "perfetto", il che significava non mostrare mai rabbia, riuscire in tutto,

andando dritto  accontentando tutti. Ero la quintessenza del bene. Tutti sono stati addestrati per essere in un modo o nell'altro.

La seconda lista inizia: "In questo momento, da adulto, ho bisogno di essere..."

Il modo in cui siamo stati formati ha un grande effetto sulle nostre idee su come dovremmo essere

Ora. Quindi, per esempio, in base alla formazione dettagliata nel mio primo elenco, potrei

annotare: “Richiedo a me stesso di essere leale, premuroso, gentile, paziente, altruista,

e calma».

Nel secondo elenco, notiamo come abbiamo impostato la nostra vita. Una donna mi ha detto

 che imposta sempre la sua vita in modo che le altre persone la puniscano. È una decisione profonda e condizionata dall'infanzia..

Una volta che sei diventato consapevole di ciò che richiedi a te stesso di essere, puoi

guardarti mentre prendi decisioni basate su questa idea mente vivi la tua vita. Ci sono moltissimi tipi di decisioni che prendi, in base a

questa idea di te stesso. Ecco un paio di stili che queste decisioni possono prendere: "Se

Evito tutto, mi aiuterà". “Se prendo il comando e picchio il mondo

quando necessario, funzionerà”. “Se riesco solo a fallire in tutto, funzionerà." Ci sono migliaia di tali variazioni.

Il terzo elenco si fa molto interessante: è un elenco delle emozioni nascoste

dietro la seconda lista. Nella mia seconda lista ho: "Voglio essere leale".

Supponiamo che io abbia un buon amico che è malato in ospedale. È sabato

pomeriggio, e sono esausto. Ma comunque, penso che dovrei andare a trovarlo—non

perché lo voglio, ma perché il mio secondo requisito della lista è che io sia leale.

E andrò a trovarlo, ma sotto l'azione appropriata, potrebbe esserci...

risentimento. Andrò a vederlo in parte perché lo amo, ma in parte perché

questo è ciò che fanno le persone "buone". Il nostro terzo elenco ci aiuta a vedere il meccanismo di

il sé che abbiamo creato e in cui crediamo. Questo è il sé di cui viviamo: il nostro

modo fondamentale di vedere le cose.

È davvero importante vedere chi pensiamo di essere."(Charlotte Joko Beck)

Ricordo quando Joko ci propose di fare queste liste, mi sembrava una cosa stupida, poco "buddhista" e,invece, fu uno stimolo importantissimo per guardare sotto la superficie e capire chi credevo di essere, cioè la struttura del mio ego.

Capire quanto fossi stato e ancora fossi influenzato dalle aspettative famigliari e sociali e quanto mi lasciassi guidare da questi schemi fu disorientante e illuminante , mi aprì a nuove prospettive.

Provate a fare anche voi le tre liste, magari durante le vacanze, prendetevi il tempo di analizzare la vostra immagine di voi stessi e i sentimenti che soggiaciono, poi cercate di osservarli nitidamente e senza giudizio.

Osservate , nella vita quotidiana, quando i vecchi schemi si ripropongono , quando reagite sempre nello stesso modo , non per scelta, ma per costrizione interna e provate a fare qualcosa di differente.....è una pratica potentissima.

mercoledì 8 dicembre 2021

" SAPPIAMO ISTINTIVAMENTE che per molte piante il freddo invernale, la nudità e il

ritiro sono assolutamente essenziali per la loro successiva fioritura e crescita.

La maggior parte di noi lo sa, ma quando si tratta delle nostre vite, non sempre lo sappiamo

guardare. Non vediamo i periodi di confusione, miseria o depressione come

fruttuosi. Non vediamo che sono necessari per la crescita. 

Probabilmente penseremo che c'è qualcosa che non va in noi e che dobbiamo fare

qualcosa o prendere qualcosa per contrastare questo periodo di down."(Joko Beck)

Joko colpisce nel segno, dove fa più male....cerchiamo in continuazione di sfuggire ogni forma di disagio o sofferenza credendo ,anzi pretendendo, che la vita si adatti ai nostri desideri, ma le cose non stanno così.

La vita è un continuo ondivagare, un pò su, un pò giù , tutto è ciclico ed è perfetto così come è.

La pratica meditativa non serve ad uscire dal disagio ma ad imparare a stare nel disagio, nel trovare gioia e stabilità in qualunque situazione.

Non è facile da accettare e capire, siamo così abituati ad una idea "salvifica" delle pratiche spirituali che rifuggiamo l'dea che la salvezza sta nel fare amicizia con la sofferenza, non nel sfuggirla.

Possiamo cercare di sfuggirla ma, come nella canzone Samarcanda di Vecchioni, ce la troveremo davanti, perchè la sofferenza e la morte fanno parte della vita, solo chi non è vivo non soffre e non muore.

I cicli di up and down sono poi momenti di rinnovamento, vanno quindi celebrati e vissuti pienamente, ci vuole anche l'inverno, non può esserci una eterna primavera!

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Noto, con sorpresa che il post in cui lamentavo poche visualizzazioni ha fatto un record , mentre l'ultimo, sempre su una frase di Joko, è stato letto da meno di dieci persone.....

Se scrivo "cavolate" è un successone e se posto cose serie non interessano?

Mistero.......

 vangelo di Tommaso sesta puntata.........poi stop......questo blog non ha visualizzazioni.( due/tre)....le prossime puntate le trovate sul ...