giovedì 19 marzo 2020


MONOLOGO DEL VIRUS
“Sono venuto a fermare la macchina della quale non trovavate più il freno di emergenza”
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Mettete a tacere, cari umani, i vostri ridicoli appelli alla guerra. Mettete da parte la vostra sete di vendetta nei miei confronti. Spegnete l’aura di terrore che circonda il mio nome. Noi, i virus, dal fondo batterico del mondo, siamo il vero continuum della vita sulla terra. Senza di noi, non avreste mai visto il giorno, neanche la prima cellula.
Siamo i vostri antenati, come le pietre e le alghe, e ben più delle scimmie. Siamo ovunque voi siate, e anche lì dove non ci siete. Tanto peggio per voi, se non vedete nell’universo altro che non sia a vostra somiglianza! Ma soprattutto, smettetela di dire che sono io a uccidervi. Non state morendo a causa del mio effetto sui vostri tessuti, ma per l’assenza di riguardo per i vostri simili. Se non foste stati così rapaci tra di voi come lo siete stati con tutto ciò che vive su questo pianeta, avreste ancora abbastanza letti, infermieri e respiratori per sopravvivere ai danni che provoco alle vostre gole. Se non chiudeste i vostri anziani negli ospizi, e chi è in salute in gabbie di cemento armato, non vi trovereste in questa situazione. Se non aveste trasformato la varietà ancora lussureggiante, caotica, infinitamente popolosa del mondo, o piuttosto dei mondi, in un vasto deserto per la monocultura dello Stesso e del Sempre-più, non avrei potuto lanciarmi alla conquista planetaria dei vostri polmoni. Se non foste diventati quasi tutti da un capo all’altro dell’ultimo secolo delle copie ridondanti di un’unica e insostenibile forma di vita, non vi preparereste a morire come mosche lasciate nell’acqua zuccherata della vostra civiltà. Se non aveste reso i vostri luoghi così desolati, così trasparenti e astratti, siate sicuri che non mi sposterei alla velocità di un aeromobile. Non faccio altro che eseguire la sentenza che da tempo avete pronunciato contro voi stessi. Perdonatemi, ma siete voi, per quel che ne so, ad avere inventato il termine “Antropocene”. Vi siete aggiudicati tutto l’onore del disastro; ora che questo si va compiendo, è troppo tardi per rinunciarvi. I più onesti tra di voi lo sanno bene: non ho altri complici che la vostra organizzazione sociale, la vostra follia dello sviluppo su  “vasta scala” e della sua economia, il vostro fanatismo del sistema. Solo i sistemi sono “vulnerabili”. Il resto vive e muore. Non c’è “vulnerabilità” che per il controllo, la sua estensione e il suo perfezionamento. Guardatemi bene in faccia: non sono che il rovescio della Morte che regna.
Smettetela dunque di biasimarmi, d’incolparmi, di darmi la caccia. D’immunizzarvi contro di me. Tutto ciò è infantile. Vi propongo una conversione dello sguardo: la vita ha un’intelligenza immanente a se stessa. Non occorre essere un soggetto per disporre di una memoria o di una strategia. Non occorre affatto essere sovrani per decidere. Batteri e virus possono anch’essi fare il buono e il cattivo tempo. Riconoscete dunque in me il vostro salvatore, invece di colui che vi affossa. Liberi di non credermi, ma sono venuto a interrompere la macchina di cui non trovavate più il freno d’emergenza. Sono venuto a sospendere il meccanismo di cui eravate ostaggio. Sono venuto a manifestare l’aberrazione della “normalità”. «Delegare ad altri la nostra alimentazione, la nostra protezione, la capacità di occuparci della nostra vita è stata una follia» … «Non vi sono limiti finanziari, la salute non ha prezzo»: guardate un po’ come riesco a biforcare la lingua e lo spirito dei vostri governanti! Guardate come li riconduco al loro stato reale di mercanti senza scrupoli, e per di più arroganti! Guardate come si rivelano d’un colpo non soltanto superflui, ma altrettanto dannosi! Per loro non siete che mezzi di riproduzione del loro sistema, ovvero meno che schiavi. Persino il plancton è trattato meglio di voi.
Guardatevi bene, tuttavia, dal riempirli di critiche, incriminare le loro insufficienze. Accusarli d’incuria significherebbe considerarli più di quanto non meritino. Chiedetevi, piuttosto, come abbiate potuto trovare così agevole lasciarvi governare. Elogiare i vantaggi dell’opzione cinese contro quella britannica, della soluzione imperiale-legalista contro il metodo darwinista-liberale, significa non comprendere nulla dell’una e dell’altra, dell’orrore dell’una come dell’orrore dell’altra. Da Quesnay in poi, i “liberali” hanno sempre guardato segretamente con invidia all’impero cinese, e continuano tutt’ora a farlo. Sono fratelli siamesi. Che l’uno vi confini nel vostro interesse e l’altro nell’interesse della “società”, l’esito è in ogni caso quello di spazzare via la sola condotta non nichilista possibile: prendersi cura di sé, di coloro che amiamo e di ciò che amiamo in coloro che non conosciamo. Non lasciate che gli stessi che vi hanno condotti al baratro pretendano di tirarvi fuori da esso: non faranno che prepararvi un inferno più perfetto, una fossa più profonda. Non appena potranno, invieranno un esercito a presidiare anche l’aldilà.
Ringraziatemi, piuttosto. Senza di me, per quanto tempo avremmo credute necessarie tutte queste cose incontestabili e che ora vengono all’improvviso sospese per decreto? La globalizzazione, i concorsi, il traffico aereo, i limiti finanziari, le elezioni, lo spettacolo delle competizioni sportive, Disneyland, le palestre, la gran parte dei commerci, l’assemblea nazionale, l’arruolamento scolastico, gli assembramenti di massa, gli essenziali impieghi amministrativi – tutta questa socialità inebriata, nient’altro che il rovescio della solitudine angosciata delle monadi metropolitane: tutto ciò si rivela dunque non necessario, una volta che si è nello stato di necessità.
Ringraziatemi per questa prova di verità nelle settimane che verranno: abiterete finalmente la vostra vita, senza le mille scappatoie che, nel bene e nel male, sostengono l’insostenibile. Senza rendervene conto, non vi eravate ancora installati nella vostra esistenza. Vi aggiravate fra gli scatoloni, e non lo sapevate. Finalmente vivrete accanto ai vostri cari. Abiterete la casa vostra. Smetterete di essere in transito verso la morte. Forse finirete per odiare vostro marito, per detestare i vostri bambini. Vi verrà forse la voglia di far saltare il decoro della vostra vita quotidiana. A dire il vero, voi non eravate più al mondo in queste metropoli della separazione. In nessuno dei suoi punti il vostro mondo era vivibile che a condizione di un continuo fuggire. Bisognava stordirsi di movimento e distrazioni, tanto l’orrore aveva guadagnato in presenza. E il fantomatico regnava ovunque tra le cose. Tutto era diventato così efficace che nulla più aveva un senso. Ringraziatemi per tutto questo, e benvenuti sulla terra!
Grazie a me, per un tempo indefinito, non lavorerete più; i vostri bambini non andranno a scuola, e tuttavia sarà l’opposto delle vacanze. Le vacanze sono quello spazio che occorre arredare a ogni prezzo in attesa del previsto ritorno al lavoro. Ma qui, ciò che si spalanca davanti a voi, grazie a me, non è uno spazio delimitato, ma un’immensa apertura. Io vi rendo inoperosi. Nulla vi assicura che il non-mondo di prima tornerà. L’assurdità del profitto potrebbe cessare. A forza di non essere più pagati, che cosa ci sarebbe di più naturale che non pagare più l’affitto? Perché colui che non può più lavorare dovrebbe ancora versare rate alla banca? Non è un atto suicida vivere dove non è possibile nemmeno coltivare un giardino? Chi non ha più denaro non smetterà per questo di mangiare, chi ha ferro ha pane.
Ringraziatemi: vi porto al nocciolo della biforcazione che strutturava tacitamente le vostre esistenze: economia o vita. Tocca a voi. La posta in gioco è storica. Che i governi v’impongano il loro stato d’eccezione, o che voi inventiate il vostro. Che vi affidiate alle verità che si fanno strada, o che poniate la testa sul patibolo. Che occupiate il tempo che ora vi concedo per immaginare il mondo a venire a partire dalla lezione del collasso, o che questo completi il suo decorso. Il disastro cessa quando cessa l’economia.
L’economia è la devastazione. Non era che una tesi fino al mese scorso. Ora è invece un fatto. Non si può in alcun modo ignorare quanta polizia, sorveglianza, propaganda, logistica e telelavoro saranno necessari per reprimerlo.
Di fronte a me non cedete né al panico né al diniego. Non cedete alle isterie biopolitiche. Le settimane a venire saranno terribili, opprimenti, crudeli. Le porte della Morte saranno spalancate. Io sono la produzione più devastante della devastazione della produzione. Restituisco al niente i nichilisti. Mai come ora l’ingiustizia di questo mondo apparirà più assordante. È un’intera civiltà, e non voi, che vengo a sotterrare. Coloro che vogliono vivere dovranno farsi delle nuove abitudini, e che saranno solamente le loro. Evitarmi sarà l’occasione per questo reinventarsi, per questa nuova arte delle distanze. L’arte del salutarsi, riguardo cui taluni erano troppo miopi per non riconoscervi la forma stessa dell’istituzione, ben presto non obbedirà più a nessuna etichetta. Sarà nelle cose. Non fate questo “per gli altri”, per “la popolazione” oppure per “la società”, ma fatelo per i vostri. Prendetevi cura dei vostri amici e dei vostri amori. Ripensate con loro, sovranamente, una giusta forma di vita. Fate dei clusters di vita buona, estendeteli, e io non potrò nulla contro di voi. Questo non è un appello a un ritorno massiccio alla disciplina, ma all’attenzione. Non è un appello alla fine della noncuranza, ma della negligenza. Che altro modo mi resterebbe per ricordarvi che la salute è in ogni gesto? Che tutto è nell’infimo. 
Ho dovuto arrendermi all’evidenza: l’umanità non si pone altre questioni che quelle che non può più non porsi. 

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DA LEGGERE CON ATTENZIONE, PERCHE' IL VIRUS PARLA CON SCHIETTEZZA E SINCERITA'

martedì 17 marzo 2020

in questi folli giorni siamo al delirio digitale: lavoro digitale, scuola digitale ecc. Di fatto siamo sempre attaccati al PC ,anche solo per scrivere mail ad amici e parenti.
C'è chi si eccita di fronte a tutto ciò e chi crede sia una grande opportunità, può essere....per quel che mi riguarda è pure un rischio.
Parlando del mondo che conosco, la scuola, l'insegnamento a distanza non può e non deve sostituirsi al rapporto umano, diretto docente!discente che necessita di una fisicità,di una possibilità relazionale autentica; col pc si possono passare ,al più, nozioni ,ma sono solo una parte del processo educativo.
In una situazione del genere, ovviamente, è meglio di niente, ma attenzione a non crederci troppo(come mi pare facciano alcuni colleghi).
L'insegnamento è un'alchimia magica di tanti fattori che ci sono solo nella realtà concreta e non in quella virtuale , internet è certamente uno strumento utile, ma non può/deve sostituire la relazione umana.
Già viviamo in un mondo ove l'eccesso di Media virtuali rischia di farci perdere la nostra interiorità;attenzione  quindi, nell'emergenza, a non peggiorare la situazione:
(a tal proposito ascoltare qui le parole di Luciano Manicardi, priore di Bose)

Come tutti potete vedere la situazione è tutt'altro che rilassata, e mi trovo un pò a corto di parole.
Sarà che guardando un sito "buddhista" in cui vari allievi raccontavano il proprio sentire a fronte dell'epidemia ,ho avuto la sensazione di un buonismo stucchevole o di un tentativo di filosofeggiare a vuoto (tranne qualche caso)e ho capito che finisco per farlo pure io.
Possiamo disquisire su che rara opportunità abbiamo per meditare, per digerire l'impermanenza, per rimodulare le nostre priorità , tutto vero ,tutto bello......però.....
Forse sarebbe bene anche dire le nostre difficoltà, il senso di claustrofobia a non potersi muovere come eravamo abituati, le tensioni in famiglia dovendo stare sempre insieme, la paura per l'eventuale contagio(nostro e dei nostri cari) ,la rabbia per la situazione di amici già contagiati e sintomatici.
A volte smettere di fare gli illuminati o i distaccati e urlare al cielo come un coyote può essere terapeutico e profondamente umano.
A volte il buddhistico distacco puzza di menefreghismo o di posa, quando non è rimozione....
Permettiamoci di essere spaventati, arrabbiati, annoiati, stressati, ma senza troppo attaccamento e senza troppa avversione (come si recita nel Ngondro)

giovedì 12 marzo 2020



Una poesia/meditazione su questi giorni straniti, questa sorta di ritiro forzato che può essere una splendida opportunità per stare con noi stessi o una sorta di reclusione paranoica.
Ora che ci hanno fermato, cerchiamo di rendere sfruttabile , umanamente e spiritualmente, questa vacatio, questo tempo vuoto .
9/3/2020
di Mariangela gualtieri
Questo ti voglio dire
ci dovevamo fermare.
Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch’era troppo furioso
il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi.
Agitare ogni ora – farla fruttare.
Ci dovevamo fermare
e non ci riuscivamo.
Andava fatto insieme.
Rallentare la corsa.
Ma non ci riuscivamo.
Non c’era sforzo umano
che ci potesse bloccare.
E poiché questo
era desiderio tacito comune
come un inconscio volere -
forse la specie nostra ha ubbidito
slacciato le catene che tengono blindato
il nostro seme. Aperto
le fessure più segrete
e fatto entrare.
Forse per questo dopo c’è stato un salto
di specie – dal pipistrello a noi.
Qualcosa in noi ha voluto spalancare.
Forse, non so.
Adesso siamo a casa.
È portentoso quello che succede.
E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.
Forse ci sono doni.
Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.
C’è un molto forte richiamo
della specie ora e come specie adesso
deve pensarsi ognuno. Un comune destino
ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.
O tutti quanti o nessuno.
È potente la terra. Viva per davvero.
Io la sento pensante d’un pensiero
che noi non conosciamo.
E quello che succede? Consideriamo
se non sia lei che muove.
Se la legge che tiene ben guidato
l’universo intero, se quanto accade mi chiedo
non sia piena espressione di quella legge
che governa anche noi – proprio come
ogni stella – ogni particella di cosmo.
Se la materia oscura fosse questo
tenersi insieme di tutto in un ardore
di vita, con la spazzina morte che viene
a equilibrare ogni specie.
Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,
guidata. Non siamo noi
che abbiamo fatto il cielo.
Una voce imponente, senza parola
ci dice ora di stare a casa, come bambini
che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa,
e non avranno baci, non saranno abbracciati.
Ognuno dentro una frenata
che ci riporta indietro, forse nelle lentezze
delle antiche antenate, delle madri.
Guardare di più il cielo,
tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta
il pane. Guardare bene una faccia. Cantare
piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta
stringere con la mano un’altra mano
sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.
Un organismo solo. Tutta la specie
la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.
A quella stretta
di un palmo col palmo di qualcuno
a quel semplice atto che ci è interdetto ora -
noi torneremo con una comprensione dilatata.
Saremo qui, più attenti credo. Più delicata
la nostra mano starà dentro il fare della vita.
Adesso lo sappiamo quanto è triste
stare lontani un metro.

sabato 7 marzo 2020

in questi tempi bui un invito alla spiritualità e alla speranza(dal meraviglioso album : LAUDES di Juri Camisasca)

venerdì 6 marzo 2020

Il coronavirus dilaga, sia realmente che "fantasticamente"(ovvero nell'immaginario collettivo) e tutto il resto scompare o passa nello sfondo.
Il dramma della guerra in Siria con tutte le sofferenze dei profughi(tantissimi bambini) ,gli incendi e le deforestazioni, il cambiamento climatico....sembra riusciamo a preoccuparci di una cosa sola per volta.
Guardando le immagini dei Siriani malmenati a Lesvos, o affogati nelle splendide acque dell'egeo mi chiedo cosa siano serviti 2500 anni di Buddhismo e 2000 di cristianesimo, siamo ancora al paleolitico, al :mors tua vita mea!
Non oso pensare se si arriverà alla mancanza di posti in ospedale, ci saranno i malati di covid 19 che si picchieranno per avere il letto?
Che fine ha fatto la compassione? l'umanità?
Neppure comprendiamo che o ci si salva insieme o non si salva nessuno.
Adesso una multinazionale del petrolio distribuisce adesivi che incitano a violentare Greta Thumberg , mi chiedo quanto in basso si possa scendere.
Mi viene da dire: fermate il mondo voglio scendere!!!

domenica 23 febbraio 2020

Ci siamo, scuole,palestre,musei chiusi, divieto di riunione ....come in certi film apocalittici.
Stasera ,però, c'è un tramonto rosato con veli di nuvole che si tingono di giallo, rosa, arancione, un inno alla bellezza della vita.
La gente è già in paranoia, assalto alle farmacie per le mascherine e i disinfettanti, manco ci fosse la peste.
Il tutto è surreale,non sembra di vivere una situazione reale.
Comunque seguiremo per bene le indicazioni mediche e poi sarà quel che sarà, è la solita impermanenza!
Un ottimo insegnamento diretto, per imparare che non possiamo controllare nulla nella nostra vita,nell'infinito universo siamo un nulla, il che può essere terrorizzante per l'ego , ma liberatorio per il Sè.

venerdì 21 febbraio 2020

DELL'IMPECCABILITA'

in alcune tradizioni buddhiste si usa il termine impeccabilità per descrivere l'agire di una persona illuminata  o quantomeno saggia.
E' un termine che non mi convince granchè anche perchè è sinonimo di perfetto, senza errori e chi è perfetto?
Spesso con la scusa dell'agire impeccabile troppi pseudo-maestri hanno giustificato comportamenti ,come minimo, discutibili.
Che significa poi essere impeccabili?
essere al di là del bene e del male? una sorta di me ne frego cosmico? un essere sempre in armonia con l'attimo presente? essere sempre coerenti?
Si possono dare infinite accezioni a questo termine , anche se, mi chiedo, ci sia qualcuno che, in piena coscienza, possa definire se steso impeccabile.
Se uno la fa ,temo sia già uscito dall'impeccabilità , perchè ,come dice l'adagio, chi non sa parla e chi veramente sa tace.
Se c'è un'impeccabilità è una perfetta peccabilità, cioè essere ciò che si è con totale consapevolezza e umiltà , essere perfettamente imperfetti.
Credo che l'umiltà sia una virtù in disuso, anche nel mondo della spiritualità, ove un certo tipo di protagonismo egoico la fa da padrone e i sedicenti illuminati , lo sono solo perchè si tengono sempre un riflettore puntato addosso.
Oggi guardavo il mio vicino che lavorava ,come sempre, con costanza e dedizione nel suo orto, che è talmente curato da sembrare un giardino;lavorava con gesti misurati, decisi e lenti ,concentrato e rilassato al contempo....forse a lui non passerebbe mai per la testa di definirsi impeccabile , eppure c'era qualcosa di impeccabile in quell'agire "totalmente".

lunedì 10 febbraio 2020

Ritrovo oggi, dopo tanti anni, questo articolo di Natalia Ginsburg, scrittrice e senatrice comunista che difende la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche a fronte di scelte eccessivamente laiciste.
Il tema è ancora oggi freschissimo, visto che in molte scuole non si festeggia più il natale o la pasqua per un presunto rispetto per le altre confessioni religiose.
Anche in ambito Buddhista c'è chi scarica letame su tutto ciò che è cristiano per partito preso, ed è cosa ben triste(alla faccia della tolleranza buddhista!)
Personalmente ritengo che la cultura religiosa del paese in cui si vive debba essere conosciuta( anche per rifiutarla, eventualmente), anche perchè è un patrimonio culturale( come puoi capire Dante o Manzoni o Michelangelo se non conosci il cristianesimo?)e certi simboli, se ben compresi, hanno a che fare con l'uomo in quanto uomo.
Comunque è un articolo che può fare ancora pensare e discutere.

“Dicono che il crocifisso deve essere tolto dalle aule della scuola. Il nostro è uno stato laico che non ha diritto di imporre che nelle aule ci sia il crocifisso. La signora Maria Vittoria Montagnana, insegnante a Cuneo, aveva tolto il crocefisso dalle pareti della sua classe. Le autorità scolastiche le hanno imposto di riappenderlo. Ora si sta battendo per poterlo togliere di nuovo, e perché lo tolgano da tutte le classi nel nostro Paese. Per quanto riguarda la sua propria classe, ha pienamente ragione. Però a me dispiace che il crocefisso scompaia per sempre da tutte le classi. Mi sembra una perdita. Tutte o quasi tutte le persone che conosco dicono che va tolto. Altre dicono che è una cosa di nessuna importanza. I problemi sono tanti e drammatici, nella scuola e altrove, e questo è un problema da nulla. E’ vero. Pure, a me dispiace che il crocefisso scompaia. (…) Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l'immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l'idea dell'uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo "prima di Cristo" e "dopo Cristo". O vogliamo forse smettere di dire così? Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. E' muto e silenzioso. C'è stato sempre. Per i cattolici, è un simbolo religioso. Per altri, può essere niente, una parte dei muro. E infine per qualcuno, per una minoranza minima, o magari per un solo bambino, può essere qualcosa dì particolare, che suscita pensieri contrastanti. I diritti delle minoranze vanno rispettati. Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l'immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e dei prossimo. Chi è ateo, cancella l'idea di Dio ma conserva l'idea del prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c'è immagine. È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini. E di esser venduti, traditi e martoriati e ammazzati per la propria fede, nella vita può succedere a tutti. A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola. Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto o accade di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l'idea della croce nel nostro pensiero. Tutti, cattolici e laici portiamo o porteremo il peso, di una sventura, versando sangue e lacrime e cercando di non crollare. Questo dice il crocifisso. Lo dice a tutti, mica solo ai cattolici. Alcune parole di Cristo, le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente. Ha detto "ama il prossimo come te stesso". Erano parole già scritte nell'Antico Testamento, ma sono divenute il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Sono il contrario di tutte le guerre. Il contrario degli aerei che gettano le bombe sulla gente indifesa. Il contrario degli stupri e dell'indifferenza che tanto spesso circonda le donne violentate nelle strade. Si parla tanto di pace, ma che cosa dire, a proposito della pace, oltre a queste semplici parole? Sono l'esatto contrario del modo in cui oggi siamo e viviamo. Ci pensiamo sempre, trovando esattamente difficile amare noi stessi e amare il prossimo più difficile ancora, o anzi forse completamente impossibile, e tuttavia sentendo che là è la chiave di tutto. Il crocifisso queste parole non le evoca, perché siamo abituati a veder quel piccolo segno appeso, e tante volte ci sembra non altro che una parte dei muro. Ma se ci viene di pensare che a dirle è stato Cristo, ci dispiace troppo che debba sparire dal muro quel piccolo segno. Cristo ha detto anche: "Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perchè saranno saziati". Quando e dove saranno saziati? In cielo, dicono i credenti. Gli altri invece non sanno né quando né dove, ma queste parole fanno, chissà perché, sentire la fame e la sete di giustizia più severe, più ardenti e più forti. Cristo ha scacciato i mercanti dal Tempio. Se fosse qui oggi non farebbe che scacciare mercanti. Per i veri cattolici, deve essere arduo e doloroso muoversi nel cattolicesimo quale è oggi, muoversi in questa poltiglia schiumosa che è diventato il cattolicesimo, dove politica e religione sono sinistramente mischiate. Deve essere arduo e doloroso, per loro, districare da questa poltiglia l'integrità e la sincerità della propria fede. lo credo che i laici dovrebbero pensare più spesso ai veri cattolici. Semplicemente per ricordarsi che esistono, e studiarsi di riconoscerli, nella schiumosa poltiglia che è oggi il mondo cattolico e che essi giustamente odiano. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. I modi di guardarlo e non guardarlo sono, come abbiamo detto, molti. Oltre ai credenti e non credenti, ai cattolici falsi e veri, esistono anche quelli che credono qualche volta sì e qualche volta no. Essi sanno bene una cosa sola, che il credere, e il non credere vanno e vengono come le onde dei mare. Hanno le idee, in genere, piuttosto confuse e incerte. Soffrono di cose di cui nessuno soffre. Amano magari il crocifisso e non sanno perché. Amano vederlo sulla parete. Certe volte non credono a nulla. È tolleranza consentire a ognuno di costruire intorno a un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri".
NATALIA GINSBURG 1988




venerdì 7 febbraio 2020

poi qualcuno dirà che è la  solita nostagia della mia gioventù in monastero, può essere!
Comunque è un gran bel documentario, non solo sulla vita monastica ,ma pure sulle nostre campagne di qualche anno fa.
Oggi c'è aria di primavera...uccelli che cantano, temperatura mite, margherite fiorite, eppure è pieno inverno!
Nonostante tutto ho vangato l'orto per prepararlo alle semine primaverili.
E' curioso che tutto vada avanti come sempre mentre dall'altra parte del mondo c'è pestilenza e morte(le scene delle città cinesi non vi ricordano i racconti della peste di Boccaccio e Manzoni?)
Nonostante tutta lo nostra "spiritualità", le pratiche per sviluppare la compassione, alla fin fine rimaniamo sempre un pò eogisti o egocentrici.
Il mondo può andare a scatafascio e noi ci preoccupiamo del nostro orto, del raffreddore del nipotino o del filino di ruggine sulla carrozzeria dell'automobile..
Certo, non tutti possono essere San Francesco o Madre Teresa, ma un minimo di sensibilità per chi/ciò che ci sta intorno non guasterebbe.
Diceva un "saggio" che il mal di pancia mio fa molto più male del tumore tuo! Il che ha un fondo di oggettiva verità, facciamo una fatica dannata a metterci nei panni degli altri.
Così,oggi, mentre vangavo l'orto , pregustando i futuri pomodori, ravanelli, cetrioli ecc, pensavo a chi non potrà più gustarli, falciato dal virus o da una macchina guidata da un ubriaco, e cercavo di unirmi un pò alla loro pena.
Non servirà a molto, ma mi ha fatto sentire un poco più umano!

 vangelo di Tommaso sesta puntata.........poi stop......questo blog non ha visualizzazioni.( due/tre)....le prossime puntate le trovate sul ...